Maurizio Micheli: Che emozione tornare a teatro! Ma siamo tutti cambiati…-INTERVISTA

Sabato 20 e domenica 21 novembre al Teatro Ciak di Roma sarà la volta di due grandi protagonisti: a salire sul palco di Via Cassia saranno infatti Maurizio Micheli e Debora Caprioglio con la divertente commedia “Amore mio aiutami”.

Con loro in scena anche Loredana Giordano, Renato Giordano e Raffaele La Pegna per la regia di Renato Giordano.

La storia è nota, anche per il celebre film con Alberto Sordi e Monica Vitti, da cui è tratto lo spettacolo.

Giovanni e Raffaella formano una coppia affiatata e rodata da dieci anni di matrimonio; la relazione va però in crisi allorché Raffaella si innamora di Valerio Mantovani, un piacente quarantenne conosciuto durante i concerti di musica da camera a cui la moglie assiste settimanalmente assieme alla madre. Raffaella è quindi invaghita della nuova fiamma, ma, confidando sulla comprensione del marito, che si vanta da sempre per il suo essere moderno, aperto e razionale, chiede il suo aiuto per chiarire i suoi sentimenti e decidere se approfondire la relazione con la sua nuova fiamma (che peraltro è all’oscuro dei sentimenti della donna), o restare con suo marito che ritiene di amare ancora.

Giovanni, perdutamente innamorato della moglie, ma deciso a restare fedele ai suoi principi, decide di mostrare comprensione, ma intanto si adopera in tutti i modi per impedire che la moglie finisca nelle braccia del nuovo venuto.

Tra continui allontanamenti e riavvicinamenti, marito e moglie seguiranno un percorso che li porterà alla definitiva ed irreparabile rottura.

E’ lo stesso Maurizio Micheli, attore di straordinaria eleganza e irresistibile comicità, a raccontarci la sua esperienza in questo spettacolo che lo vede al debutto, subentrando a Corrado Tedeschi, per anni in scena nel ruolo di Giovanni.

Maurizio, subentrare in corsa non deve essere mai facile. Come ti senti al debutto?

Me la faccio sotto! Ho dovuto imparare il copione in 15 giorni e ho un terrore incredibile nonostante anni di teatro. Ma so che appena sarò sul palcoscenico sarà tutto diverso: la magia del teatro è anche quella! Non mi è capitato tante volte, è solo la seconda volta nella mia carriera che intervengo in una compagnia già assodata.

Chi è Giovanni, il tuo personaggio?

Un italiano che crede di essere molto moderno, progressista, adatto ai tempi e lontano da tutto ciò che fa parte del suo passato. In realtà è un italiano medio come tutti, con le sue debolezze, gelosie e angosce che gli fanno vedere nel passato i punti di riferimento veri. Vorrebbe aiutare la moglie in questo innamoramento extramatrimoniale, in cui è caduta come se fosse ammalata. Prova ad aiutarla, ma non ce la fa. Questa sua presunta modernità si rivela un’altra cosa, che nasconde i soliti pregiudizi e persino idee maschiliste tipiche non solo di noi italiani.

Quanto ti somiglia il personaggio di Giovanni?

Per nulla, come spesso succede. E’ il bello di questo mestiere. Noi attori fingiamo di essere altri, con mille vite in una carriera, e la cosa mi diverte sempre moltissimo potendo catturarne diverse sfaccettature psicologiche.

Qualche giorno fa leggevo su un muro una frase di un anonimo: “E’ sull’orlo del precipizio che l’equilibrio è massimo”. In qualche modo appartiene anche a Giovanni questa filosofia di vita…

Appartiene a molti purtroppo. Quando si deve sbattere la testa in prima persona, ecco che cambia l’atteggiamento decisionale. Questo riguarda ogni sfera e non riusciremo mai a cambiare le cose in quel senso.

Com’è lavorare con Debora Caprioglio?

Lei è brava, sorridente, fa questo mestiere con leggerezza. Vive allegramente, ha l’atteggiamento giusto che tutti dovremmo avere per stare sul palcoscenico. Inoltre è estremamente precisa e questo, per uno altrettanto puntiglioso come me, è un grande vantaggio. Sono sicuramente fortunato in questo senso, ho sempre lavorato con attrici molto brave.

Si ripete sempre che il teatro in tv non si possa fare. Eppure tu trent’anni fa, già in pieno regime di tv commerciali, conducevi “Il delitto è servito”, una bellissima trasmissione che portava in tv il teatro in pratica…

Erano gialli, ben confezionati da autori di rilievo e con attori importanti. Risultato? Fu cancellato perché non aveva molti ascolti. Piacque solo a persone di buon gusto. Il teatro in tv non ha mai avuto troppa possibilità, oggi andrebbe anche peggio…

Dopo la pandemia c’è più voglia di teatro?

Non lo so: c’è voglia ma avverto anche tanta preoccupazione. Sia per noi che per il pubblico. Siamo tutti cambiati senza rendercene conto. Tornare dopo quasi due anni è emozionante, ma avere una platea che ride senza vedere un volto perché sono tutti mascherati, per me che vengo dal cabaret è terribile. Io guardo spesso il pubblico. Si muovono con preoccupazione, non vanno nemmeno nel foyer durante l’intervallo, c’è l’abitudine al distacco ormai da altre persone. Speriamo bene. E’ strano, ma se si vuole continuare a fare questo mestiere si può solo sperare…E’ obbligatorio farlo!

Massimiliano Beneggi

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