Roberto Saviano non sarà più un personaggio televisivo del servizio pubblico. Qualcuno prova a farlo passare per una vittima di scelte politiche, ma non è esattamente così: anzi, con Saviano la Rai dimostra di essere davvero la Rai. Banditi insulti e cafonaggini, anche se provengono da presunti intellettuali. Oltretutto diciamocelo, per raccontare il male della mafia non bisogna essere intellettuali, come si autodefinisce Saviano: basta essere persone oneste. Questo lo scrittore lo è certamente quando parla di Cosa Nostra, non quando però si definisce un epurato con i toni di una vittima del fascismo. Non è onesto nei confronti di chi il fascismo lo ha subito veramente ottant’anni fa. Semmai si potrà dire che Saviano è stato sfortunato.

Ricordate la scena iniziale di Notte prima degli esami? Il protagonista, Luca Martinelli, all’ultimo giorno di scuola, si reca dal professore più odiato da tutti (è soprannominato la Carogna) per insultarlo e dargli apertamente della merda. Lo può fare perché quel professore non sarà nella commissione d’esame. Scoprirà solo a insulto compiuto, però, che un’indisposizione di una collega fa sì che “la Carogna” lo sostituisca. Decisamente audace quell’insulto, quanto sfortunato l’epilogo.

Ecco, a Saviano è andata più o meno allo stesso modo. Tre anni fa, quando Fratelli d’Italia penzolava tra il 4% e il 5% nei sondaggi, l’autore di Gomorra era ospite a Piazza Pulita su La7. Tenne uno dei suoi infiniti monologhi con quel tono di voce utile solo a chi sta cercando di prendere sonno. E disse così: Vi sarà tornato alla mente tutto il ciarpame detto sulle ong: “taxi del mare”, “crociere”… viene solo da dire bastardi. A Meloni, a Salvini, bastardi, come avete potuto? Come è stato possibile, tutto questo dolore descriverlo così? È legittimo avere un’opinione politica ma non sull’emergenza.

Saviano, come il Luca Martinelli del film, ha insultato chi mai avrebbe immaginato di ritrovarsi a decidere sulle sue sorti. Vittima di se stesso e della sfortuna.

Dunque non esce di scena dalla Rai per un problema politico, ma etico. Libertà di espressione non significa libertà di insulto. Se dai della bastarda a chi diventerà Presidente del Consiglio, ossia a chi sceglie la dirigenza Rai, non sei solo un beota a pensare che questa sia felice degli insulti, ma sei persino presuntuoso a sorprenderti del tuo allontanamento.

Saviano, il maleducato scrittore, sapeva da settembre dello scorso anno che non avrebbe avuto molta facilità a rimanere in una Rai da lui stesso insultata. D’altronde, se non lo avessero mandato via, non ci vorrà mica dire che avrebbe lavorato volentieri con la dirigenza verso cui dirama da sempre colate di veleno? O forse, nel caso in cui venisse pagato, fa comunque comodo anche lavorare insieme a certa gente? Lui, al contrario di Luca Martinelli, non ha fatto nulla per rimediare all’insulto: si è ostinato nella sua idea rivendicando una prepotente arroganza che lui definisce “libertà”.

Di certo gli italiani non sentiranno molto la sua mancanza: statene certi, lo ritroveremo ospite fisso a Che tempo che fa con tutta la tribù di Fazio su La Nove. Lì Saviano (che d’altra parte non può certo traslocare su Mediaset dopo avere a più riprese fatto allusioni a una associazione tra Berlusconi e la camorra) sarà libero di fare quel che vuole. Ma almeno non lo farà coi soldi degli italiani.

Infine, per cercare di ironizzare, Saviano schernisce Peppa Pig affermando: “Resterà solo lei sulla Rai”. Ecco, sta a vedere che ora anche Peppa Pig diventa un avversario mafioso, dopo essere stata portata in trionfo come simbolo dell’omosessualità. Francamente, di questi atteggiamenti stucchevoli la Rai non ha più bisogno.

Massimiliano Beneggi