Fino al 22 ottobre, al Teatro Carcano di Milano, è in scena Giovanna: la pulzella, la fanciulla, l’allodola (produzione Teatro Carcano con Società dei Concerti di Parma) di Gabriele Scotti e Lella Costa. Ecco la recensione.

IL CAST

Lella Costa (accompagnata al pianoforte da Elia ed Betsbea Faccini).

LA TRAMA

Udendo la voce dell’Arcangelo Gabriele darle l’ordine di entrare in battaglia per difendere la sua Francia, la sedicenne contadina e analfabeta Giovanna detta Jeanette chiede di essere ricevuta dal re Carlo VII. Vuole far parte dell’esercito che deve contrapporsi all’assedio inglese di Orleans. Mentre la maggior parte della gente la ritiene una pazza, il re Carlo VII (all’epoca non ancora incoronato) mostra grande fiducia in Giovanna, convinto anche dalla sua enorme fede in Dio. La giovane pulzella infonde nell’esercito un animo battagliero e al tempo stesso profondamente rispettoso: atteggiamento inconsueto in una guerra. Gli inglesi vengono rimbalzati e la storia si ripeterà in altre battaglie. Carlo può essere incoronato finalmente re e le avversioni inglesi sembrano terminate. Quando però sarà costretta alla resa, Giovanna verrà condannata prima alla prigionia e poi addirittura al rogo, ufficialmente considerata eretica. Di fatto rea di una sola colpa: essere donna.

LA MORALE

Siamo tutti d’accordo nel celebrare Giovanna D’Arco quale guerriera coraggiosa convinta delle sue idee, amante della sua patria, donna di fede e persino santa. La storia, tuttavia, sembra non avere insegnato molto. Troppe altre donne, nel Millennio che stiamo vivendo, pagano con la morte la loro espressione di libertà. Dietro a ogni femminicidio si nasconde la subdola idea per cui tutto sia in qualche modo lecito, purché giustificabile esattamente come l’accusa di eresia a Giovanna D’Arco. Se però ci accorgiamo che, vere oppure no le voci che sentiva, non può essere accettabile che una donna sia condannata per avere vestito indumenti maschili, allora quella subdola idea inizia a essere un po’ meno nascosta. Dunque fare qualcosa in merito e immaginare che la libertà maschile non debba ledere la libertà femminile, diventa un obbligo.

IL COMMENTO

Un’ora e mezza di affascinante storia e incontro di diverse arti, tra monologo, poesia e musica. Giovanna: la pulzella, la fanciulla, l’allodola è uno spettacolo di cui c’è estremamente bisogno oggi. Lella Costa sottolinea così come l’argomento della femminilità non debba cadere nella retorica, perché gli errori che commetteva la società di un tempo e che è più facile condannare con la distanza dei secoli, sono gli stessi che vengono ripetuti oggi. Riassumendo le innumerevoli biografie fatte su Giovanna D’Arco, questo spettacolo parla del rapporto tra una donna coraggiosa e una società pronta ad accusarla come pazza. Una donna che non aveva paura di comportarsi come un uomo e rinunciare alla sua giovinezza. Linguaggio facile, ritmi e tempi vivaci per ricordare che la storia non può essere sempre scritta solo da uomini che narrano a loro piacimento le donne. Sul palcoscenico c’è tutto l’essenziale che serve a far grande lo spettacolo: Lella Costa, il Faccini Piano Duo, lo stemma del giglio francese sulla scenografia. Quel che viene da chiedersi inizialmente non è tanto cosa ci sia ancora da raccontare di Giovanna D’Arco (così la Costa apre la serata), quanto piuttosto perché non dedicarsi direttamente a un personaggio italiano. La risposta, tuttavia, è ben chiara nel corso del monologo: Giovanna D’Arco è ancora, suo malgrado, un simbolo per tutti. E qui non si parla solo di donne italiane, francesi o di qualche nazionalità specifica. Questo spettacolo celebra la femminilità, l’umanità mondiale.

IL TOP

La facilità con cui Lella Costa scrive e interpreta i suoi testi ricchi di femminilità fa emergere fortemente una sensazione: ormai non sa più nemmeno lei quali sono i suoi straordinari talenti. La genialità che le consente di passare da Giovanna D’Arco a Saffo o da Carlo VII di Francia a Carlo III d’Inghilterra le viene talmente spontanea da non rendersi forse conto di quanto sia un formidabile patrimonio culturale del nostro Paese. Lella Costa recita e racconta attimi di storia, entrando nello specifico come farebbe un documentario, ma anche attraverso un humor inglese da cogliere con attenzione. Le battute sono tutte appoggiate, ma lei poi riparte subito dopo a parlare senza cercare mai l’applauso. Che questo sia uno degli spettacoli da lei più sentiti lo si evince dall’emozione con cui chiude salutando il pubblico. Lezione di teatro e di cultura a tutto tondo.

LA SORPRESA

A narrare musicalmente Giovanna D’Arco, su libretto di Temistocle Solera, fu Giuseppe Verdi nel 1845. Quelle musiche sono riproposte qui dal Piano Faccini Duo, che interpreta al pianoforte quella colonna sonora a quattro mani. I due musicisti sono sbalorditivi: per suonare insieme ovviamente devono ascoltarsi tra loro e già questo non è facile. Ma, contemporaneamente, devono ascoltare e accompagnare a tempo anche Lella mentre parla. I virtuosismi aumentano quando suonano direttamente dentro al pianoforte a coda. È così che ci si ritrova davanti a uno spettacolo (e a una lezione) non solo di storia ma anche di musica classica, tutta da ascoltare magari a occhi chiusi, lasciandosi trasportare dalle mani di Elia e Betsebea Faccini.

Massimiliano Beneggi