C’è una band che ha lanciato a fine 2024 il suo primo album e che promette di crescere tantissimo in questo 2025 appena cominciato e ricco di progetti: sono i Polo Territoriale, gruppo bresciano che unisce pop punk, rock e melodia. Dimmi, di cui qui sotto vedete il video dell’omonimo singolo, è un album che esplora i temi dell’amore giovanile e dell’abuso di sostanze, sensibilizzando su argomenti come disturbi mentali, difficoltà e inciampi che rendono l’adolescenza un cammino intenso e a volte accidentato.

Ne abbiamo parlato con Talea, il frontman chitarrista che insieme a Pablo, Manza e Lore ha creato questa band nel 2019, quando i ragazzi erano compagni di liceo. Vocalità graffiante e belle introduzioni solo strumentali energiche catturano le caratteristiche principali di un gruppo che ha già una sua specifica identità. Una band con una sensibilità particolare, che merita particolare attenzione. Sono loro la novità musicale di cui vi vogliamo parlare questa settimana.

Polo territoriale è una realtà multiforme di generi musicali diversi. In un mondo che ama etichettare tutti, voi a quale vi sentite di appartenere di più?

La nostra chiave principale credo sia proprio la non identificazione in un genere particolare: veniamo tutti e quattro da realtà musicali diverse, quindi abbiamo imparato ad ascoltarci reciprocamente e a prendere l’apporto che ciascuno può dare alla band. Un pezzo quindi magari inizia in modo pop punk, poi il batterista (Lorenzo) ci mette un portamento diverso, il bassista opta per una linea più melodica non incentrata sugli ottavi: si uniscono insomma più influenze che lavorano sull’idea originale del brano.

Ci sono lunghe parti solo strumentali, come non si usavano da tempo.

Amiamo i momenti strumentali: uno dei punti deboli della canzone a volte è quello di tralasciare la musica, invece credo sia giusto creare la giusta tensione che poi si risolve nel motivo di voce (o che non si risolve affatto, come accade in Dimmi, dove la parte strumentale resta sospesa). Solo la musica pura può consentire di concentrarsi su ogni singolo strumento.

Possiamo definirlo un concept album?

Direi di no: i pezzi non sono stati scritti per essere legati l’uno con l’altro, risalgono a momenti lontani tra loro. Non sono stati composti in funzione di un unico album insomma: tra i pezzi fatti in cinque anni di attività, abbiamo deciso di prendere questi.

Il tema di confessioni intimistiche ed emotive, però, torna spesso nei vostri brani: avete una vostra cifra anche dal punto di vista testuale. Tutte esperienze personali?

Quasi. Credo ci debba essere una componente emotiva: magari non tutto corrisponde personalmente a quello che viene scritto nel brano. Come in Chiara se ne va, ragazza che nell’adolescenza si dedica a una vita di vizio: non arriva da una storia specifica, ma da un insieme di sensazioni e situazioni che mi hanno suscitato l’idea di romanzare quello che cantiamo per lanciare un messaggio.

Si dice sempre che la prima volta non si scorda mai, poi però usualmente ci si dimentica di tante sensazioni, che vengono rielaborate diversamente. Cosa pensi vi resterà per sempre di questo primo album?

Sicuramente la sensazione di potere ascoltare concretamente la propria musica ascoltandola da una piattaforma di streaming o da un cd fisico: tutto suona in modo diverso, la magia di vedere trasformare un’idea in un disco per tutti è pari a quella in cui il nostro manager ci ha consegnato la copia dell’album. C’è stata un’emozione per tutti, che non dimenticheremo mai e di cui vogliamo fare tesoro.

Massimiliano Beneggi

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