Ripartirà già da sabato 4 gennaio la tournée teatrale di Lapponia, (da Venosa -Pz- al Teatro Lovaglio, per poi arrivare a Oppido Lucano, Ostia, Modena, Savigliano, Albenga, Pace del Mela), la commedia scritta da Marc Angelet e Cristina Clemente, interpretata da Sergio Muniz, Miriam Mesturino, Cristina Chinaglia e Sebastiano Gavasso. La versione italiana è di Pino Tierno, la regia di Ferdinando Ceriani.

La trama in breve: Monica, il marito spagnolo Ramon e il loro figlio Giuliano sono andati in Lapponia per trascorrere le vacanze di Natale con la sorella di Monica –Silvia – il suo compagno finlandese Olavi e la loro figlia di quattro anni Ania. Tutto sembra filare liscio fino a quando la bimba rivela al cuginetto che Babbo Natale non esiste, è solo una bugia inventata dai genitori per costringere i bambini a comportarsi bene. Ecco dunque la miccia che trasformerà un’idilliaca serata di festa, ai confini del circolo polare artico, in un campo di battaglia al tempo stesso esilarante e feroce in cui vedremo sgretolarsi, a poco a poco, le maschere di benevolenza, tolleranza e buona creanza dei quattro protagonisti.

Così abbiamo parlato con Sebastiano Gavasso (Olavi), attore teatrale laureato in filosofia e protagonista di numerose fiction e spot pubblicitari che l’hanno reso via via sempre più noto al grande pubblico.

Come potremmo definire la personalità di Olavi?

Olavi rappresenta le caratteristiche della cultura finlandese a tutto tondo, in particolare abbraccia il principio della Sisu: noi la potremmo definire in un certo senso una resilienza. Significa affrontare le problematiche della vita riuscendo a mantenere self control e tenacia, forza d’animo. E’ una sorta di stoicismo finlandese: amo quando i personaggi possono raccontare, ridendo e scherzando, culture e costumi non sempre noti. Questo è il teatro per me.

Ecco, come torna la filosofia nel teatro?

Dovrebbe tornare molto di più ma non lo fa mai abbastanza, sia a livello di testi che a livello di approccio per gli addetti ai lavori: la filosofia viene sempre sottovalutata, ma è sempre fondamentale e aiuta. Credo che l’atto teatrale ci metta nelle condizioni di poter mettere in scena punti di vista diversi da noi, senza limitarli all’astratto: la filosofia c’è quindi prima nell’atto recitativo, che ci permette di vedere un pensiero o un’emozione magari teorica e finalmente resa pratica sul palcoscenico.

I gesti insomma parlano molto dei personaggi.

Assolutamente. Diogene di Sinope, uno dei maggiori rappresentanti del Cinismo, non lasciò nulla di scritto perché ciò che viene predicato a livello filosofico deve passare dalle azioni, altrimenti non merita di essere nemmeno pubblicata. Così attraverso il teatro, metteva in atto i pensieri.

Ti è mai capitato di interpretare personaggi diversi da te riuscendo a cambiare quindi la tua weltanshaung?

Certo ed è una delle cose che più mi fa amare questo mestiere. Preferisco infatti interpretare personaggi quanto più possibile diversi da me perché mi consentono di esprimere pensieri e azioni nascosti da qualche parte dell’anima. A volte dentro di noi pensiamo: “Come sarebbe bello poter dire quella cosa”, solo che quella cosa non sarebbe appropriata. Ecco, col teatro posso farlo interpretando persino ladri, criminali, cattivi: non si abbracciano per forza i pensieri altrui, ma ci si avvicina ai loro punti di vista. Il cattivo non deve essere cattivo per noi attori, ma quello che ha le sue ragioni per agire in un certo modo, poi sarà il pubblico a trarne giudizi morali.

Sei protagonista nel frattempo anche di Corri, tratto dall’omonimo romanzo di Roberto Di Sante: un ragazzo esce sfida la sua depressione correndo la maratona. Cosa ti ha insegnato quel testo?

Per uscire dal pozzo della depressione servono il supporto dei professionisti e trovare una motivazione interna, attraverso un sogno che ci faccia stare bene. Sono affezionatissimo a quello spettacolo, come a D5- Pantani: i valori dello sport aiutano a comprendere più di ogni altra cosa il significato di ciò che ci può aiutare a evadere per trovare noi stessi.

Massimiliano Beneggi

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