Intervista a Gea Martire: l’amore è rivitalizzante!

 

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È in scena fino al 4 novembre al Teatro Parenti di Milano il Ferdinando, stupenda commedia drammatica di Annibale Ruccello con la regia di Nadia Baldi. Le emozioni di questa vicenda storica e amorosa sono tantissime: si ha anzitutto la sensazione di trovarsi di fronte a un grande miracolo che l’amore può compiere nel fare risorgere qualcosa che si credeva nascosto e ormai inesistente nella nostra vita, ci si dimentica persino che la storia sia ambientata nell’Unita d’Italia con Donna Clotilde legata alla sua cultura borbonica per cui disprezza la nuova borghesia che si è imposta. Ce lo si dimentica perché la storia è avvincente, empatica e gli attori sono di livello assoluto. Abbiamo così voluto intervistare la grande protagonista Gea Martire che interpreta Domna Clotilde, la donna che sembra incline alla depressione e che invece, come ci racconta lei stessa, fa emergere una grande vitalità che si esprime nell’incontro con il bel Ferdinando. Ferdinando simboleggia un po’ il sogno della vita: la bellezza, la forza, che ci incoraggiano ad affrontare diversamente la quotidianità e ci danno quell’energia necessaria per il nostro animo. Una spinta nella vita, per cui bellezza e forza possono sempre appartenerci, purché lo si voglia e si abbia il cuore aperto a tutto questo. Gea è una grande attrice partenopea che ha recitato con attori e registi importantissimi sia a teatro che in tv, e ci ha offerto con questa intervista la possibilità di trarne lezioni bellissime sia sul teatro sia sulla vita. Che poi in fondo, come diciamo sempre su questo blog, sono la stessa cosa.

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Che emozione rappresenta per Gea Martire essere al Parenti di Milano?

È un’emozione che si rinnova ogni volta che calco il palco, che torno in una città. Questo in particolare è un lavoro molto impegnativo, che Milano ha già conosciuto con un grande successo. Spero di rinnovare questo successo.

Ferdinando parla molto di storia ma prima ancora, come nelle stesse intenzioni di Ruccello, parla dell’amore e del suo stretto rapporto con l’energia vitale. Cos’è l’amore per Gea?

Ancora una volta viene ribadito il concetto dell’amore che è vita, un ricostituente di un’energia vitale che a tratti appassisce nella nostra esistenza. Quando le energie ti abbandonano, l’amore è di una potenza rivitalizzante ineguagliabile. Donna Clotilde, borbonica convinta, ha un legame con la vita e con la vitalità che cova sotto le ceneri. Una persona morta nei suoi istinti vitali non la resusciterebbe nemmeno l’amore, tutto deve essere lì per esplodere, e Donna Clotilde è una donna esplosiva. Va consacrata la vita non solo nei giorni di festa ma tutti i giorni, la vita va sempre ossequiata.

Un vero inno alla vita insomma.

Sì, Donna Clotilde è una donna vitale. Una vitalità che è sotto le ceneri, basta soffiarci sopra: arriva questo soffio di gioventù incarnato da Ferdinando e lei scende dal letto e torna a vivere.

Quindi è l’amore a ridare quello che la vita altrimenti non potrebbe dare? Senza l’amore la vita sarebbe troppo triste?

L’amore dá vitalità, non è un miracolo. La vita è un miracolo, e bisogna venerarla. L’amore riaccende nei momenti più spenti della vita, ma se sei completamente inaridito l’amore non ti può dare niente. Bisogna avere il fuoco dentro che cova sotto le ceneri. Donna Clotilde è così.

Cosa dà vitalità a Gea Martire?

Mi da vitalità la voglia di incontrare un personaggio è un autore straordinario come questi. La vitalità è la sfida, il mettersi in gioco, è un confronto che ti fa andare aldilà di ogni paura: una sfida di grande impegno. Mi piace molto l’approfondimento, possibile quando incontri un grande personaggio come questo e quando lavori con registi importanti.

Cos’è il teatro?

Il teatro è il potenziamento di tutte le espressività della vita. Puoi esprimere te stesso elevato a potenza. Nella vita puoi essere impegnato in questa ricerca a capire queste possibilità e il teatro offre una grande apertura di orizzonte. 

Come si può riportare la gente a teatro?

É una battaglia forte. Dirò un banalità ma ormai quello che impera oggi è lo schermo: di ogni dimensione, dal cellulare alla tv. La battaglia la continuiamo anche quando la gente è già in teatro, nemmeno lì è ancora vinta perché ormai si continua a stare con il cellulare in mano; è inutile fare i nostalgici, ormai è così. Questo stile di vita ormai ci ha conquistati tutti. Quindi la sfida sta nell’essere in carne con la propria persona, con il corpo e la parola: questa è la grande sfida, fare distogliere lo sguardo da uno schermo per farti guardare e ascoltare. Bisogna perciò avere lo spessore nelle parole e nei gesti che si usano. La gente oggi è conquistata dalla risata: perché questo è l’intrattenimento. Il divertimento è intrattenimento, non c’è dubbio, è anche più facile, è gradevolissimo: a me piace molto il divertimento ma non deve essere mai svuotato del senso delle cose. La gente deve tornare a godere gli spettacoli che parlano di vita, e non solo gli spettacoli dei più grandi autori conosciuti.

C’è un maestro per lei tra tutti gli innumerevoli registi e attori con cui ha lavorato?

Tutti quelli con cui ho lavorato: alcuni mi hanno insegnato quello di cui bisogna fare tesoro, alcuni cos’è da non fare è da dimenticare, sia che si faccia tesoro sia che non si prenda da esempio, ma ogni esperienza è un grande insegnamento, sempre.

Massimiliano Beneggi

#ferdinando #teatroparenti #geamartire #milano #napoli #ruccello

 

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