Intervista esclusiva a Raul Cremona: “Un Festival per ridare spazio alla magia”

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Per il quarto anno di fila, al Teatro Manzoni di Milano torna il sorprendente viaggio nel mondo della magia condotto da Raul Cremona: da mercoledì 2 a domenica 6 gennaio riecco il Festival della Magia per stupire un pubblico eterogeneo, dai più grandi fino ai più piccoli, con le spettacolari performance di artisti provenienti da tutto il mondo.
Raul Cremona, ideatore del Festival, sarà il filo conduttore della serata e, con i suoi personaggi storici e i suoi intermezzi comici, farà divertire e volare con la fantasia, spalleggiato come sempre dal comico Felipe.
Lo spettacolo porterà sul palco alcuni dei talenti più interessanti del panorama italiano e internazionale: dalla Francia Pilou con il suo numero tra la giocoleria e la magia; dall’Olanda Niek Takens, specializzato nell’arte della manipolazione; da Armenia e Russia Sos & Victoria, i più veloci trasformisti del mondo; sempre dalla Francia Gerald Le Guilloux con un numero moderno di apparizione di colombe.
Ospiti d’onore Erix Logan e Sara Maya, illusionisti italiani celebri in tutto il mondo capaci di incantare il pubblico con una delle illusioni magiche più incredibili ideate dalla mente umana: volare.
Tra le novità della quarta edizione la partecipazione del gruppo di ballo da strada Tusan – Inside Move che, con l’ausilio di incredibili effetti speciali, racconterà una storia fantastica in bilico tra il bene e il male.
Il Festival della Magia è un’idea di Raul Cremona, prodotto da Showlab con la regia di Jordan. Abbiamo voluto fare qualche domanda a Raul, un assoluto talento che nel sapere far ridere è sempre stato prima di tutto un grande intrattenitore della magia, solo che in tanti se ne sono dimenticati. Qualcuno rimaneva sorpreso di come quel personaggio singolare, rozzo e sempliciotto come Oronzo potesse realmente riuscire a fare le magie, ma dietro a quella macchietta fatta di tormentoni e caratteristiche richieste dai meccanismi televisivi, in anni in cui spopolavano Zelig e Mai dire gol, c’é da sempre un vero mago. Eccolo allora che ci racconta, con tanta ammirevole sincerità e umanità, come è avvenuto questo passaggio alla comicità.

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Raul, il Festival della Magia non è una novità ma rimane sempre qualcosa di insolito nel panorama teatrale. Di cosa si tratta?

È un’operazione difficilissima, ma che ci dá molta soddisfazione: il pubblico ha risposto molto bene sin dalla prima edizione, e ora siamo alla quarta. Portiamo a Milano un varietà che non è naturalmente quello di Macario, ma è un varieta di Maghi nella tradizione tipica dei Festival americani, inglesi, francesi come dimostra Le cabaret di mond da cui noi attingiamo anche diversi artisti. Io sarò il padrone di casa, e ormai conosco la magia come le mie tasche: conduco il pubblico in questo mondo magico attraverso un fil rouge.

Cosa ti ha spinto piu di tutto a creare questo Festival di cinque giorni?

Oggi siamo bombardati dalla televisione, ma lì la magia non ha una collocazione ben precisa, quindi noi la vogliamo portare dal vivo in tutta la sua potenzialità e il pubblico ha sempre risposto bene e ritorna a vederci per la quarta volta, anche per i grandi nomi che fanno parte dello spettacolo. C’era bisogno di riportare magia sul palcoscenico.

La tua passione per la magia nasce prima di quella per la comicità o contemporaneamente?

Io nasco come prestigiatore da sala, facendo campionati mondiali e concorsi in cui ho la fortuna di incontrare grandissimi personaggi del mondo dell’illusionismo. Nasco quindi come illusionista puro. Poi divento un prestigiatore prestato alla comicità: già dalla mia prima esibizione facevo una magia divertente basata su una gag, ma non mi definisco un comico, perché c’é una netta differenza tra il parodista e il mago comico. Il parodista fa la parodia del mago, uno fra tutti Mc Cruny, mentre il mago comico fa ridere ma il gioco riesce. Nelle prime esibizioni del Mago Oronzo la gente rideva, ma si aspettava anche la carta riapparire nella calza. In quei casi il gioco è riuscito, però chiaramente la macchietta comica ha una forza maggiore. Mi sono inventato un nuovo modo di fare la magia. Questo mi ha consentito di arrivare negli spettacoli con un bagaglio di esperienza che altri non avevano, perché mentre alcuni consumavano un personaggio in tre stagioni, io ho potuto generare diverse gag per tanti anni.

Non deve essere stato facile adattarti a una necessità di tormentoni, di copioni comici: un conto è far sorridere una grande platea o perlomeno fare ridere gente che si conosce, altra cosa è diventare un personaggio comico da cui tutti si attendono di ridere. Col mago la risata esprime anzitutto sorpresa finale della riuscita del gioco…

Io ho iniziato in un’epoca in cui non c’era YouTube, non c’erano social. I maghi erano nei locali di maghi, che ora non ci sono più. Ero già presidente di un circolo magico, e lo sono tutt’ora, e giravo per vedere i vari artisti nei locali. La mia formazione é quella del prestigiatore che ha tempi ben precisi, con il gioco che si espone come se fosse un piccolo atto magico, con un prologo, un’esposizione e una chiusura. Passare al cabaret e alla televisione è stato difficile perché l’improvvisazione e la quantità di materiale tipico del cabarettista non erano in sintonia con quelli del prestigiatore essendo più preciso, più lento, senza improvvisazione. I miei compagni di cordata (Aldo, Giovanni e Giacomo, ecc…)provenivano dal cabaret puro, mentre io venivo dall’attrazione. Del resto questo mi è servito perché oggi posso salire sul palcoscenico e riuscire a fare cinque o dieci minuti come un’ora e mezza, mentre i cabarettisti dopo cinque minuti hanno appena iniziato a dire quello che devono dire: questo è il merito del repertorio ampio dell’arte magica.

Sei stato il primo ad aprire una strada ad altri maghi comici, a far scoprire un nuovo mondo e far capire che la magia può essere davvero divertente.

Sì, dopo di me è arrivata una pletora di artisti comici e cabarettisti che si sono un po’ dimenticati l’eredità. Ho fatto da tramite tra quel genere un po’ americano di cabaret folkloristico che avevo studiato moltissimo seguendo artisti americani come Jerry Lewis  e una magia abituata a essere molto più impettita, quasi per serate da smoking. Ho voluto creare una magia emergente, che non aveva in precedenza riferimenti. La magia ha comunque sempre una componente comica, ma quello che variano sono i linguaggi: è come l’amore musica, i tasti sono 88 ma poi cambia suono a secondo di come metti le dita sulla tastiera, e con la magia io so giocare in quella maniera.

Fare uno spettacolo a teatro non è più rischioso che in tv per un mago? Il pubblico intuisce qualche gioco magari…

Come dicevo prima il mago è avvantaggiato per la costruzione e la forma mentis, ma è svantaggiato per i tempi: nel momento in cui il mago ha tirato fuori una carta si son già fatte due puntata del Segreto. A me però, di contro, basta un piccolo oggetto per giustificare un’apparizione, mentre un comico ha bisogno di 42 battute in un secondo per ottenere la stessa risposta sia scenica che visiva. Oggi con YouTube potresti avere la risposta di tutto, ma questo diventa casomai un vantaggio per il mago, che così può avere tecniche che sfiorano la tecnologia. Negli anni ‘50 scrivere un libro sarebbe stato eretico, oggi puoi anche scriverlo che la gente non va a vedere, non può conoscere i giochi: il mago vive in una dimensione che lo estrania. Il mago bravo infatti si ingegna a trovare qualcosa di nuovo, per capire e dedurre i giochi ci vuole troppo tempo.

Quindi pensi che il pubblico preferisca mettersi tra parentesi, continuare a sognare e lasciarsi guidare dall’illusione per un momento di divertissmeint, come avrebbe detto Pascal?

Questa è la parte del pubblico intelligente, che è molto rara. L’altra parte la domanda non se la vuole fare e non gli interessa: quello che va a cercare il segreto è qualcuno che già andava a cercarselo prima.

Una domanda che ti avranno fatto decine di volte, ma ogni volta la risposta potrebbe cambiare, perché la vita offre ogni volta bellissime sorprese. Qual è la magia che ti è riuscita meglio nella vita?

La risposta va in una direzione scontata ma è l’unica che ti potrei dare: assolutamente la nascita dei miei figli: puoi vivere a 360 gradi, essere il miglior mago di tutti, ma la più grande magia che si può fare è non dimenticare di avere una famiglia, di essere padre, marito.

Quale potrebbe essere un tuo motto?

Non sto facendo niente, ma lo sto facendo molto bene. È una frase che oggi Silvano, il mago di Milano, potrebbe usare anche per commentare la situazione dell’attuale governo: non stanno facendo niente, ma lo stanno facendo molto bene.

Massimiliano Beneggi

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