Sanremo 2019, Intervista a Marte Marasco: “Canto la quotidianità e nella mia testa sogno Paul Mc Cartney!”

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Arriva dalla scuola di Amici di Maria De Filippi, ma soprattutto da una gavetta che l’ha vista cantare in tanti locali milanesi portando in giro il suo amore per la musica con estrema naturalezza. Qualche settimana fa l’abbiamo vista a Sanremo Giovani con il brano Nella mia testa, che è risultato sicuramente tra i pochi degni di nota, e ci siamo subito innamorati della sua voce dolce, con quel pizzico di grinta che dá maggiore vivacità alla sua interpretazione. Stiamo parlando di Marta Marasco, in arte Marte Marasco, classe 1995, di Milano. Cresciuta in una famiglia amante di blues, rock e cantautori italiani, Marte ha sviluppato la propria identità iniziando a prendere lezioni di canto a 16 anni, realizzando così uno a uno i suoi sogni. Ha trasformato la sua passione musicale nella più ambita delle professioni, ed è ben consapevole di avere osato tantissimo nel presentarsi direttamente a una casa discografica come la Sugar.  Mantiene la sua genuinità con profondo rispetto per ciò che sta vivendo; una ragazza intelligente ed educata che parla della sua capa, Caterina Caselli, chiamandola “la signora Caselli”. Si esprime con simpatia e con tanto entusiasmo e voglia di vivere ogni sogno, che sa non essere scontato si realizzi se non con immenso lavoro e tanti sacrifici, che suggellano il risultato finale. Sono qualità a cui non siamo più molto abituati, e nel suo stile un po’ retrò Marte è una di quelle che si contraddistingue anche per gusto ed eleganza. Canta con semplicità, usando parole molto chiare e dirette, e in qualche modo Nella mia testa (Clicca qui per ascoltare il brano) è anche un po’ una sua biografia, sebbene non porti la sua firma. Non è arrivata a poter cantare tra i Big a febbraio, ma non è affatto persa d’animo, anzi il contrario: ora, da Nella mia testa, inizia il bello. Un brano tutto da ascoltare: su una melodia a metà tra la filastrocca e la marcetta, Marte in questa canzone ci racconta di tante immagini che la riguardano. Quanti sono i ricordi che ci vengono in mente all’improvviso facendo parte di noi, senza che si solleciti la nostra memoria? Quante immagini apparentemente slegate tra loro che, chissà perché, ci colpiscono e ci ricordano costantemente della nostra esistenza! Piccoli e grandi segreti, scheletri nell’armadio, preoccupazioni, la ricetta della mamma, le perenni occhiaie, la doccia che perde: tante situazioni differenti che la riguardano e che le rimangono in testa affiancate in stupendi e magistrali giochi di parole.  Dalla testa non si schiodano due cose: una canzone scema che fa la la la la (da cui non bisogna lasciarsi ingannare benché sia ripetuta più volte, perché questo brano di Marte è tutto, persino tanto orecchiabile da restare impresso al primo ascolto, meno che scema) e un ragazzo, paragonato all’imbucato delle feste che saluta tutti e poi non se ne va. Uno di quei ragazzi che lasciano il segno, che rimane nella testa al pari di quel ritornello scemo che diventa persino fastidioso, ma irrinunciabile per il cervello che ormai l’ha memorizzato. Dopo avere ascoltato la canzone avrete cercato sicuramente la somiglianza con altri brani e non avrete capito a quali fate riferimento: niente di più facile, però, perché quando una canzone è bella e funziona, sembra di averla già sentita altre volte. In realtà è semplicemente una canzone che ci sentiamo addosso. Ecco il testo della canzone e, sotto, l’intervista esclusiva a Marte Marasco. 

Nella mia testa c’è una vecchia giostra
e una bambina con le mani nella torta
una finestra in centro a Londra
e sta canzone scema la la la la la
Nella mia testa c’era casa nostra
il comodino con i soldi del dentista
dentro una bomba e nessun dorma
mentre un pagliaccio canta la la la la la

C’è la ricetta della mia mamma ed un pacchetto di drum
ci sono le foto delle feste ed io che faccio kung fu panda come
le occhiaie total black
ci sono gli scheletri nell’armadio quello nero di Ikea
ci sono le colpe si però quella non è la mia
vedi c’è il maglione blu
si me l’hai lasciato tu

Nella mia testa c’è una vecchia giostra
e una bambina con le mani nella torta
una finestra in centro a Londra
e sta canzone scema la la la la la
Nella mia testa c’era casa nostra
il comodino con i soldi del dentista
dentro una bomba e nessun dorma
mentre un pagliaccio canta la la la la la

Sei come l’ultimo invitato della festa
che beve troppo ti saluta e poi non va
nella mia testa giri come fa una mosca
e che fastidio questo la la la la la

Ci sono le luci sempre appese come fosse un hotel
la mia chitarra con tre corde e buchi sulla moquette
qualche buona idea birra ipocondria
e le paranoie, come nuove
Dure da lanciare insieme alle tue valigie in stazione
che tu sia a Cuba o San Deny
il tuo indirizzo è qui
Scala C

Nella mia testa c’è una vecchia giostra
e una bambina con le mani nella torta
una finestra in centro a Londra
e sta canzone scema la la la la la
Nella mia testa c’era casa nostra
il comodino con i soldi del dentista
dentro una bomba e nessun dorma
mentre un pagliaccio canta la la la la la

Sei come l’ultimo invitato della festa
che beve troppo ti saluta e poi non va
nella mia testa perdi come la mia doccia
e che fastidio questo la la la la la

Come un rumore questa canzone che odi e non scordi più
sei come un lord, l’anello al dito, il sasso che si incastra
nella mia testa, nella mia testa
nella mia testa

Nella mia testa c’è una vecchia giostra
le scarpe di una principessa che barcolla
una finestra in centro a Londra
e sta canzone scema la la la la la
Nella mia testa c’era casa nostra
le caramelle sparse dentro la mia borsa
dentro una bomba e nessun dorma
mentre un pagliaccio canta la la la la
la la la la
La.

Marta partiamo dal presente, il tuo progetto più prossimo. A che punto è il nuovo album?

Ora abbiamo i pezzi: stiamo già selezionando quelli che entreranno a fare parte dell’album. C’é un po’ di lavoro da fare, questo mese sarà impegnativo: è tutto ancora in fase di costruzione, non vedo l’ora possa essere pubblicato!

Sei anche autrice di questi brani?

A differenza di Nella mia testa, scritta da Luca Chiaravalli e Andrea Bonomo, in tutte le altre canzoni c’é anche la mia penna, ci metto sempre del mio parlando anche un po’ delle mie idee sebbene non sia mai l’unica autrice dei brani.

C’è qualche artista a cui ti ispiri a livello autoriale?

Non ho un artista preciso di riferimento, ma cerco una scrittura moderna, di sicuro non retorica. Anche Nella mia testa, pur non avendola scritta io, parla molto di me e di quello che sono.

Ti ci sei ritrovata subito insomma…

Sì, Bonomo ha scritto una canzone che sembra proprio su misura per me! Ci sono un sacco di riferimenti: banalmente anche Londra, la scala C…questi sono solo piccoli esempi ovviamente, ma la sento mia completamente.

Certo, le canzoni quando sono vestite sulla propria pelle lo diventano in ogni singola parte. Da tre settimane io ho nella mia testa il tuo brano di Sanremo, che è orecchiabile e divertente, ma ciascuno di noi ne ha almeno uno, non necessariamente la canzone preferita, che entra in testa e non se ne va nemmeno dopo una nottata di sonno. C’è una canzone che resta nella tua testa?

Sicuramente Five of five degli Artic Monkeys, è una canzone speciale per me.

Torniamo un attimo all’album, ci sarà una tematica precisa che unisce i brani? Cosa ti piace raccontare con la musica?

Non sará un concept: se volessimo trovare un fil rouge potremmo dire la quotidianità, perché prendo spunto da quello che vivo.

È già in previsione un minitour?

Stiamo lavorando su quello e vedremo quello che verrà fuori.

Parliamo invece ora del passato, cominciando proprio da Sanremo. Che emozione è stata?

Un’esperienza bellissima: mi ha fatto crescere molto. La serata è stata superadrenalinica, la mattina dopo mi sono svegliata ancora con il mal di testa. Sapere che dietro a quella lucina rossa della telecamera accesa ci sono tantissime persone che ti stanno guardando è un emozione che mi terrò a lungo. È stato stupendo perché anche con gli altri ragazzi in gara si è creato un bellissimo rapporto, non si avvertiva assolutamente la competizione.

Poi sei stata presentata niente meno che da Pippo Baudo, uno che quando ci sono giovani di talento non manca mai.

Sì, quello è stato un grande onore, poi lui è stato davvero squisito.

Ti hanno dato dei consigli lui e Caterina Caselli?

No, con Baudo ho parlato solo sul palco, non ho avuto modo di farlo al di fuori della trasmissione. Invece la signora Caselli l’ho sentita qualche giorno prima e mi ha dato alcuni consigli fondamentali, non tanto su cosa fare musicalmente quanto su come affrontare la situazione psicologicamente, ed è stata davvero carinissima. Poi prima di salire sul palco mi ha fatto l’in bocca al lupo.

Tu seguivi Sanremo?

Negli ultimi anni sì.

Ecco negli anni in cui sei nata tu Baudo scopriva Bocelli, Giorgia, la Grandi…erano anni in cui Sanremo Giovani dava ampio spazio agli emergenti che sarebbero poi tornati a febbraio. Era naturale che gli ascolti di dicembre non potessero essere quelli di febbraio, pensi che questo nuovo regolamento abbia realmente valorizzato i Giovani o a posteriori ti sembra abbia tolto qualcosa avendo solo due finalisti che si faranno ascoltare dal grande pubblico?

No, ovviamente Mahmood e Einar avranno una visibilità maggiore, ma con una prima serata sulla Rai credo che comunque sia stato valorizzato il nostro lavoro, perlomeno rispetto al passato quando i Giovani venivano presentati sempre troppo presto o troppo tardi.

Tu sei di Milano, in quali locali ti piace maggiormente cantare e divertirti?

Ho suonato qualche volta all’Arci Oibó e spero di tornarci presto perché è un bellissimo posto. Ho fatto l’apertura di Lewis Capaldi al Dude Club e mi piacerebbe tornarci per fare l’apertura di qualcun altro.

Cosa ti ha spinto a trovare quel coraggio di presentarti alla Sugar, che non è esattamente l’ultima delle case discografiche, bensì quella che ha fatto emergere più talenti di qualunque altra e con estremo successo? Sei stata particolarmente talentuosa ma anche tenace…

Un rifiuto ti può fare sempre crescere, quindi vale la pena fare un tentativo: nel mio caso è andata bene ma avrebbe potuto andare anche male. Prima di arrivare a Sugar anche io ho avuto, come normale che succeda, un po’ di porte in faccia. Quello è stato un sogno, perché da lì sono usciti Elisa, Negramaro, Motta: pensare che siamo della stessa etichetta mi rende onorata. Ora ho piena fiducia e adesso ci si mette al lavoro per questo 2019.

Per il futuro ti chiedo, se avessi la lampada di Aladino, quali sarebbero i tre desideri che chiederesti al Genio di poter esaudire a livello professionale?

Anzitutto che il disco mi assomigli il più posssibile; poi potere suonare sempre di più dal vivo, perché quella è la dimensione in cui mi ci rivedo di più e che mi diverte maggiormente.Il terzo è sempre il più difficile da trovare…

Qualcuno di cui ti piacerebbe aprire un concerto. È un sogno, non costa niente quindi vale tutto, e a volte magari si avvera.

Allora dico…aprire un concerto di Paul Mc Cartney per puntare proprio in altissimo!

MASSIMILIANO BENEGGI

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