Pippo Landro, il guru della canzone alza la voce: “Ora rilancio Seba, il nuovo Battiato. La bella musica è questa”

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É un momento tanto importante quanto delicato quello che la discografia italiana sta vivendo. É tornata di moda l’energia degli anni ’90 che si fonde con arrangiamenti New age per dare vita al cosiddetto genere indie, che resta nelle orecchie di tutti con ritornelli romantici e facili da ricordare per la musicalità delle parole ma ancor di più delle note. Dall’altra parte una trap che si alimenta più di chiunque altro, unicamente grazie alla sua stessa fonte di nascita: il web. In mezzo tanti rapper che quando inseriscono una melodia nel ritornello è raro usino più di tre note, ed esprimono (quasi) sempre chiaramente il loro disagio in questa società. A questo si aggiunge un ostacolo in più per gli artisti emergenti: le radio decidono cosa debba piacere e tanta buona musica rimane inascoltata. Specie se si è fuori da questi tre generi musicali. Lo sa bene Pippo Landro, presidente della New Music International, una vecchia volpe della canzone, uno di quelli che i giovani li ascolta, li consiglia e quando meritano li sa promuovere, con coraggio e sfidando tutte le ostilità che la concorrenza sempre più spietata e talvolta sleale propone. Pippo, ex tastierista del mitico gruppo dei Gens, è ora uno di quei pochi discografici che crede in una certa musica e soprattutto nella valorizzazione della gavetta e del lavoro che viene da lontano. Nella sua scuderia ci sono Alessio Caraturo, le Deva, sperimentazioni stupende come i Diversamente Rossi e Marco Rotelli, e ora da una settimana ha rilanciato Seba con Sembra un film. (Clicca qui per vedere il video e leggere il nostro articolo) Landro é stato tra i primi produttori dei Modà, di cui ricorda con una amara considerazione “Quando esplosero in tutta Italia rilanciai il loro primo album, Le origini, che era fermo da quattro anni e vendetti cento mila copie in più rispetto alla prima uscita. La bella musica dovrebbe essere valorizzata sempre però, a prescindere dal fatto che chi la canta vada di moda in quel momento”. Già, la bella musica. Ci soffermiamo a parlare di questo con Pippo, della natura del bello, della felicità. Tra un po’ di musica e un po’ di filosofia, come piace fare a noi. E come piace a lui, ruspante, vero, e incredibilmente conoscitore musicale come pochi altri. Ci ospita nel suo studio ricco di dischi d’oro e certificazioni importanti, dove campeggia una foto di John Lennon, tanto per intenderci da subito su quale sia una delle ispirazioni della bella musica di cui parla. E così tra Epicuro e Schopenhauer si arriva a discutere di musica…

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Pippo, complimenti per questa nuova scommessa vinta: Sembra un film è un brano che si fa cantare sin dal primo ascolto, ha tutto per essere un successo.

Tutti me lo stanno dicendo da dieci giorni: è un gran bel pezzo, cantato bene e arrangiato da Dio, con i sound che vanno molto ora, modernizzati, suoni che lui aveva già anticipato qualche anno fa, prima ancora che prendesse il volo questo genere. Seba si è messo in evidenza con la produzione dell’album di Venuti e quello di Caraturo. Inizialmente non voleva cantare, io ho insistito perché tornasse a esibirsi in prima persona e abbiamo ritirato fuori pezzi che avevamo pronti. É un bel segnale, perché la buona musica c’è ancora grazie a Dio.

Grazie anzitutto di avere riportato Seba a cantare. Come nasce la produzione di un album?

Avevamo questo pezzo da sei mesi. Noi lavoriamo da tanto con Seba, e abbiamo già la tracking list pronta per l’album. Funzioma così: lui mi manda i pezzi e li analizziamo insieme. Seba è una persona molto spirituale, fa delle canzoni con descrizioni incredibili, è un po’ Battiato: ha scritto due brani di una poesia e di una bellezza tali da non essere modificabili, magari non possono essere lanciati come singoli ma vanno benissimo negli album.

Un singolo cosa deve avere per funzionare?

Devono esserci delle caratteristiche, il brano deve arrivare direttamente alla gente, e quindi deve rispondere alle esigenze di chi ascolta. Per esempio “scrivi sopra i jeans quelle frasi tipo peace and love” all’inizio non c’era nel brano di Seba, lo abbiamo inserito dopo. Ci piace dare al pubblico quello che funziona di più ora, ma sempre mantenendo alta la qualità. Domenica d’estate non nacque come singolo, insistetti io.

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Lontano lontano di Alessio Caraturo è una delle canzoni più amate dal pubblico, la si sente anche nei negozi e chi la conosce la canta. Eppure non tutti la conoscono, come mai succede questo?

Si entra in polemica per forza. Il brano è molto bello, alla gente piace la melodia che si può cantare, non si può girare intorno a questo concetto. Un pezzo come Lontano lontano di Caraturo ha avuto un discreto successo e poteva averne molto di più perché network importanti non l’hanno voluta passare in radio. Così un brano che piace a molti non può arrivare se non viene trasmesso: un brano che non è bello, non farà successo e non verrà cantato ma lo conoscono tutti se le radio lo impongono solo perché è di un certo cantante. La popolarità però la deve dare la gente, non me la deve imporre la radio.

Tu la musica la conosci in tutte le sue sfaccettature.

In effetti sì, iniziai a suonare la fisarmonica a sei anni, poi ho fatto parte di un gruppo famosissimo che ha venduto tanto, diventai negoziante col Bazar di Pippo, quindi conosco benissimo la musica, i gusti della gente. Sono diventato quello che sono con tanti passi. Molti fanno i discografici senza sapere quello che fanno. Bisogna ascoltare tanta musica.

Quanta musica ascolti al giorno?

Tantissima, non saprei quantificarla. Ascolto tutto quello che mi propongono, e faccio le mie scelte.

Epicuro diceva che si può essere felici solo se i saggi continueranno a insegnare ai giovani e questi vorranno farsi insegnare dai saggi.

I nuovi discografici possono insegnarci il web, il digitale, come riuscire a entrare su Spotify, fare le storie su Instagram, ecc…ma la musica si fa in studio e gli anziani hanno da insegnare ai giovani, che non sentono queste pulsazioni. La musica vera non è quella che nasce dal web.

Cosa pensi dell’autotunes?

L’autotunes esisteva già anni fa, e può servire per riparare un cantante che in qualche nota non va bene, ma non si può pensare di cantare con l’autotunes tutto il brano. Non si può capire se uno sia un bravo cantante oppure no dall’autotunes, cosa significa esibirsi così?

Le Deva, un altro prodotto della tua scuderia, sono un altro bellissimo esempio di musica: cantano dal vivo ancora meglio che nell’album,.

Le Deva cantano in studio. E sono bravissime, sono un prodotto di cui siamo orgogliosissimi, sono vere professioniste. Se uno arriva in studio e non sa cantare lo mando a casa: non é obbligatorio fare i cantanti, si può anche fare altri mestieri. Uno canta se sa cantare.

E allora perché questo concetto, che sembra lineare e semplice per tutti, non è compreso da alcune radio?

Uno di una radio mi ha risposto “È bello questo brano ma oggi sono usciti tanti altri nomi e abbiamo altre priorità. Io mi arrabbio sempre con queste situazioni, perché se un brano è bello è bello, non bisogna mai chiedersi chi è il cantante, chi sia l’etichetta. Se un brano è bello va preso per quello che è: bello.

Come si può uscire allora da questa imposizione mediatica della musica? Perché se la musica che si canta non viene trasmessa a favore di quella che non piace allora avremo sempre una proposta musicale di scarso valore.

Possiamo sollevarci da questa cosa solo se si riscopre il valore del bello. Non si può spingere sempre quei soliti artisti, che peraltro in tanti casi non azzeccano un pezzo nemmeno a morire. Un brano bello la gente lo canta. Solo se si prende in considerazione questa verità oggettiva si riprende la discografia.

Ci stanno facendo credere che il modello di musica oggi sia la trap…

Capisco che la trap vada benissimo, perché gli adolescenti vanno matti per questo genere, anche i miei nipoti sanno le canzoni a memoria. I giovani impazziscono per questi artisti che ottengono milioni di visualizzazioni. Il mondo della discografia lo stiamo dando a loro, ma non può essere solo il loro mondo: la discografia si fa diversamente!

Certo, sta diventando un danno per chi ama anche altri generi.

La musica dei Giovani è sempre esistita, io ascoltavo il rock e mio padre ascoltava Claudio Villa, ma non può essere solo la musica dei giovani la priorità. Un pezzo tipo Come saprei che fece un successo incredibile vent’anni fa, oggi non avrebbe quasi senso di essere proposto, perché la radio lo escluderebbe, e non è giusto. Un quarantenne non può acquistare sempre gli Zeppelin o i Queen per ascoltare la musica che piace a lui, deve avere diritto a comprare un album nuovo. Baglioni a Sanremo sta cercando di rimettere sui binari giusti questi discorso musicale mi sembra, unendo vari generi, e speriamo torni a girare per il verso giusto questo mondo, che così non va bene. Non esiste la musica vecchia contrapposta alla musica giovane, la musica può essere bella o brutta. Non ci sono altre categorie. Io ascolto la Fitzgerald, il jazz, ma anche Cara Italia di Ghali. Ecco, quello è un bel pezzo. Certe sensibilità le abbiamo noi vecchi, altre sensibilità le hanno i giovani, mi può piacere di più un genere di un altro, ma non possiamo ridurci a sentire sempre la stessa musica, e se un brano è cantabile significa che è bello.

Ti sei mai pentito di avere aspettato a lanciare un brano, o di non avere voluto qualche artista?

Non mi sono quasi mai pentito di nulla perché ho sempre vissuto per la musica. Se un progetto mi dá una sensazione lo porto avanti. Produco solo musica che mi piace, sennò non lo pubblico, e mi prendo la responsabilità di questo, sapendo bene che è un rischio. Una volta i programmatori facevano andare le radio alla grande perché andavano alla ricerca del successo, oggi invece vanno alla ricerca del marketing. Si bada troppo al cassetto. Sono i produttori a fare i programmatori, e non è giusto.

La trap funziona purtroppo anche senza troppa programmazione radio…

Oggi il web decide tutto, a certi cantanti trap non interessa nemmeno la programmazione radiofonica, non hanno bisogno.

Piattaforme come Spotify possono aiutare o peggiorare l’ascolto della musica?

Anche Spotify é fasullo: sono le major a decidere e quindi a inserire le canzoni nelle playlist giuste.

E del ritorno al vinile cosa pensi? Quella è una vera musica come condivisione di un album che viene ascoltato in genere per intero e non più saltando da un pezzo all’altro, come già invece è più facile fare col cd.

Guardo al vinile con romanticismo. Si ascoltava sistemandolo con il panno e senti i la musica che ti emozionava, oggi è più facile sentire la musica nelle cuffie: un giovane non sa cosa sia un sound. In un telefono non senti la profondità del basso o il suono della cassa. Il ritorno al vinile è solo un fatto romantico, e infatti li stanno stampando soprattutto per i grandi artisti, perché un emergente non può fare un vinile, non verrebbe capito dal suo pubblico.

Prima citavamo Epicuro, Schopenhauer invece sosteneva che per un momento di felicità ci siano dieci momenti di tristezza, funziona così anche per i brani? Bisogna riuscire a capire quali saranno di successo per evitare il rapido oblio di un cantante?

Oggi se si escludono i talent che sono effimeri, è difficile che venga fuori un artista emergente dal nulla, per i motivi che dicevamo prima. Il buon discografico riconosce i possibili successi.

Le aperture dei concerti non aiutano?

Prima di arrivarci ci vuole tanto tempo, un esempio è Ultimo, che la gente ha conosciuto con Sanremo, ma ha fatto tante aperture di concerti: la gavetta ha sempre un senso importante. Oggi stanno tirando molto i talent, ma è tutto effimero. Fenomeni come Maneskin e Mengoni uscirebbero fuori tranquillamente dalla discografia, non hanno bisogno del talent.

Sanremo Giovani come ti è sembrato?

Sanremo Giovani mi sa che sparirà: a parte Einar e Mahmood, gli altri 22 chi li ha sentiti se non gli addetti ai lavori?

Quanto impiega un bravo artista in genere a concepire e cantare un álbum secondo te?

Un artista è volubile, ci sono momenti in cui è particolarmente triste o felice e allora scrive come un pazzo.

Tu ti fai trascinare più dalla felicità o dalla tristezza per produrre musica?

Non c’è un momento specifico per me, mi lascio trascinare dalle sensazioni che mi dà una canzone, o magari anche solo parti di una canzone. Talvolta teniamo incisi di alcuni brani che non potrebbero funzionare nel loro complesso ma che hanno delle parti riutilizzabili per un altro brano. Una canzone spesso è l’unione di più brani che non si sentiranno mai.

Torneresti in una reunión con i Gens?

No, non ci penserei nemmeno, anni fa, nel 1990 tornammo volentieri insieme a Una rotonda sul mare, perché era un format che si prestava bene, ma oggi non mi interessa. Preferisco stare da questa parte, perché è stato fatto tutto, non sarebbe più creativo, sarebbe solo una reunión che non ti porterebbe a potere ripetere quegli anni.

Massimiliano Beneggi

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