“Tempi nuovi”, Micheli e la Forte riscoprono il valore del passato e il senso della storia

Debutto milanese ieri sera per Tempi nuovi al Teatro Manzoni di Milano. Iaia Forte e Maurizio Micheli -che sostituisce il compianto Ennio Fantastichini, scomparso due mesi fa- sono i protagonisti di uno spettacolo rapido (un’ora e un quarto in un unico atto) e con un messaggio preciso e diretto. Giuseppe è un rigido professore di storia che fatica molto a relazionarsi con il mondo del web, pur essendo ormai costretto anche per lavoro a utilizzarlo. Sabina, la frizzante moglie, lo prende in giro ai limiti dell’offesa per la sua incapacità di adeguarsi ai tempi nuovi. Giuseppe per evitare una crisi coniugale assorbe ogni tipo di provocazione e va avanti per la sua strada, fatta di cultura, citazioni e precisione. Il confronto con la realtà concreta dei figli Antonio (Nicola Ravaioli) e Clementina (Sara Lazzaro), fa emergere però la difficoltà di Sabina ad accettare la modernità umana che va ben oltre la virtuale presentazione del computer e dei cellulari. Non aveva considerato infatti la possibilità di inserire negli album fotografici della famiglia la compagna di Clementina e la nipote nata senza padre da un’inseminazione artificiale. Giuseppe, convinto di essere troppo vetusto, mette in atto una rivoluzione svuotando la libreria e affidandosi a un web e a un linguaggio che non gli appartiene. È proprio allora che la famiglia scoprirà il senso dell’ordine storico e della diversità delle diverse epoche che dovranno sempre rispettarsi tra loro.

La commedia, scritta e diretta da una originale e costantemente attenta ai problemi della realtà sociale Cristina Comencini, porta diversi spunti, tanto che andrebbe vista due volte per coglierne meglio le innumerevoli sfumature. Troviamo il senso della storia, della morale e del rispetto. Maurizio Micheli è un attore di eccezionale esperienza, che ha memorizzato il copione in breve tempo e si è calato perfettamente nel ruolo dello storico apparentemente ottuso e invece aperto persino alla possibilità di cambiare completamente vita pur di stare al passo coi tempi. Iaia Forte è sublime: divertente, sa interpretare meravigliosamente le espressioni e i pensieri di una madre preoccupata per i figli, e molto più simile di quanto non immagini al marito che da sempre ama. La loro intesa funziona e fa ridere tantissimo il pubblico del Manzoni, abituato da sempre a spettacoli di prosa così elegantemente raffinati e di spunti filosofici e morali. Una nota di merito anche per Ravaioli e la Lazzaro, che vestono i panni di un figlio svogliato che deve ancora imparare ad amare come i suoi genitori prima di inquadrare storicamente la Resistenza, e di una figlia matura che sa quello che vuole nella vita e conosce anche quello a cui non vorrà mai rinunciare: la sua famiglia.

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Pensiamo sempre che tutto ciò che fa parte del passato sia inglobabile in un’unica epoca senza distinzione da buttare. Cristina Comencini ci insegna che il passato serve sempre perché lì abbiamo le nostre radici, e da queste risaliamo per gettare altre basi. Che in fondo hanno sempre la stessa moralità, cambiano solo le strutture, marxianamente parlando, dei Tempi nuovi. E non a caso la colonna sonora è Ci vuole un fiore.

Massimiliano Beneggi

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