Sanremo 2020 due mesi dopo. Il riscatto della Lamborghini e Levante

Due mesi fa ormai Diodato vinceva uno dei Festival di Sanremo più piacevoli ed entusiasmanti degli ultimi anni. Ma cosa è rimasto ora? Anni fa andava in onda uno speciale su Raiuno che raccontava il Festival di Sanremo a qualche settimana di distanza, ora ci pensiamo noi a riprendere in mano la situazione, come in tanti ci avete richiesto.

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Il trionfo di Fai rumore, maturato nei giorni della kermesse e concretizzato con il sorpasso su Gabbani e la sua Viceversa nella quarta serata, fu il suggello di un’edizione che in un attimo aveva spazzato via tutta la miriade di polemiche nate a gennaio. Per dare spazio a nuove polemiche, si intende. Ricordate quando si parlava di Amadeus sessista, Rita Pavone sovranista, e di Junior Cally pericoloso cantante da squalificare? Storie del Paleolitico ormai, nate per riempire i giornali che raccontavano a malapena di una Cina impaurita da un coronavirus che sembrava non dovesse riguardarci (sa Dio perché). E invece ci riguardava, ben più delle preferenze elettorali di Gian Burrasca.

Sanremo 2020 è stato l’evento televisivo più straordinario degli ultimi anni, organizzato in modo quasi impeccabile, con una coppia di conduttori strepitosa, co-conduttrici e ospiti incredibili, e ben 24 canzoni, che sentivamo puntualmente quasi tutte dopo mezzanotte. Già, un grandissimo show che omaggiava molto la musica degli ospiti, un po’ meno quella dei cantanti in gara. A due mesi di distanza, forse si deve fare ammenda su qualche errore prevedibile in tal senso, e così si leggono le conseguenze. Vediamolo canzone per canzone, tenendo conto che il Covid scoppiato in Italia due settimane dopo ha costretto al rinvio di tutti i tour, impedendo tante vendite di dischi (in qualche caso persino posticipato l’uscita), ma ha altresì concesso una esposizione mediatica maggiore ai brani di Sanremo, avendo meno concorrenza. Un anno particolare insomma, anche per le verifiche. Ma chi rimarrà nella storia – e questo lo sapremo tra qualche tempo – lo dovrà alle proprie qualità, e alle radio che come sempre decidono chi debba essere più o meno pubblicizzato…

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Fai rumore, Diodato : la canzone che invita a ridurre le distanze amplificate dai silenzi, ha anticipato di poche settimane il periodo in cui le distanze sarebbero state costrette anche nei frastuoni. Il successo sanremese è valso anche nell’hit parade: con oltre 70000 mila copie il brano ha ricevuto il disco di platino, ed è l’unico ad avere raggiunto il primo posto nelle classifiche Fimi. Diodato, che ha dovuto rinunciare all’Eurosong Contest annullato, ha raggiunto nelle prime settimane il quarto posto nella classifica degli album con Che vita meravigliosa, e la sua è stata tra le canzoni più trasmesse dalle radio. Ora l’effetto sta leggermente calando: nell’ultima settimana è risultata al 18esimo posto della classifica Earone, ma rimane il singolo sanremese più venduto (attualmente 15esimo nella hit parade). L’album, invece, è ormai scivolato al 58esimo posto della hit parade.

Viceversa, Gabbani: la vittoria all’Ariston è sfumata davvero per pochissimo al cantante di Massa Carrara, giunto primo nelle preferenze del televoto. E infatti, non a caso, il suo singolo, come l’album omonimo, è arrivato fino al secondo posto nell’hit parade, prima di scivolare pesantemente di posizioni nelle ultime due settimane. Il singolo ha raggiunto la certificazione di disco d’oro. Nella classifica Earone mantiene un importante nono posto. Con 30 milioni di visualizzazioni, il suo video ufficiale su YouTube è il più seguito tra quelli festivalieri. Gabbani rimane la certezza più costante di Sanremo 2020: secondo molti doveva vincere lui, con quella orecchiabile ballata che racchiude la teoria delle relazioni nella frase Sei tu che mi fai stare bene quando io sto male e viceversa. In pratica continua il duello con il vincitore.

Ringo Starr, Pinguini Tattici Nucleari: più volte giudicati come la rivelazione annunciata del Festival (e allora se era annunciata che rivelazione è?), i ragazzi bergamaschi sono gli unici a rimanere nella Top Ten degli album sanremesi più venduti a distanza di due mesi. L’Italia intera ora sa chi sono, e loro cercano di approfittare del momento propizio. Il divertente brano, giunto terzo nella classifica finale grazie anni suoi numerosi arrangiamenti, ha raggiunto il disco di platino consentendo quello d’oro all’album Fuori dall’hype. Nell’ultima settimana è sesto nella classifica dei brani più trasmessi dalle radio: al momento il loro percorso sembra molto simile a quello de Lo Stato Sociale due anni fa. Speriamo non si perdano nella nebbia come il gruppo di Una vita in vacanza.

Me ne frego, Achille Lauro: chi pensava che la sua esibizione sarebbe rimasta nella mente solo per il look con cui ogni sera omaggiava una figura storica differente non senza una vena fortemente provocatoria, beh si sbagliava. Il singolo ha venduto più di 35000 copie raggiungendo il disco d’oro e risulta ancora tra le più trasmesse in radio. L’album 1990 non è ancora uscito, e forse raccoglierà i suoi frutti con l’estate. Di sicuro il suo personaggio anticonformista sta piacendo e riapre un divario tra due generazioni: quella di oggi e quella precedente che non comprende la trasgressione odierna. O meglio, finge di infastidirsi dopo avere idolatrato Vasco, quello originale.

Musica e il resto scompare, Elettra Lamborghini: la ragazza che twirka anche sulle canzoni di Claudia Mori rappresenta lo stereotipo della storia sanremese che vuole gli ultimi classificati in vetta alle preferenze del pubblico. Il suo singolo effettivamente ha raggiunto il disco d’oro, come l’album Twerking Queen, arrivato addirittura al terzo posto nella hit parade (dove ora è 26esimo ed è il secondo tra i sanremesi). 27 milioni di visualizzazioni su YouTube nonostante le radio non la trasmettano più come nelle prime settimane. Praticamente una vincitrice morale

Andromeda, Elodie: doveva essere il suo Festival. Lo avevano deciso le radio. Il brano a un certo punto era dato per favorito, e non a caso visto l’apprezzamento della critica che a tutt’oggi la mantiene al terzo posto della classifica Earone. L’album This is Elodie non è andato oltre il sesto posto d’esordio, e ora è 39esimo. Il singolo è disco d’oro ma non è più nella top 100. Più che una convinzione del pubblico pare sia una certezza delle radio e dei produttori che stanno puntando su di lei facendone un ibrido femminile tra Mahmood e Marracash. Andromeda avrà due nuove versioni da giovedì con tanto di guest star: imposizione commerciale che farà risuonare il ritornello nelle orecchie anche senza volerlo. Che lo si voglia o no, il brano di Elodie rimarrà uno dei punti cardine del Festival 2020.

Tikibombom, Levante: snobbata nella classifica generale, è la canzone più trasmessa dalle radio italiane. L’album è arrivato fino al quinto posto nella hit parade, dove oggi si trova alla 49esima posizione. Il singolo ha superato le 35000 copie ed è disco d’oro. E’ il classico caso in cui rimane difficile capire quanto il brano di per sé rimarrà nella storia, ma di sicuro ha sdoganato definitivamente il genere musicale di una grandissima interprete in grado di proporre sound originali.

Dov’è, Le Vibrazioni: la canzone più struggente del Festival, in testa alla classifica dopo la prima serata, rimane una delle più convincenti anche a distanza di due mesi, complice la sua mancata sovraesposizione che ne ha impedito l’effetto nauseante (a volte il gap fornito dalle radio diventa un vantaggio per le orecchie che amano la musica). L’album, che era già previsto solo nei prossimi mesi, tarderà a uscire per l’emergenza Covid; il singolo si è fermato alla nona posizione nella classifica Fimi, per essere ora completamente dimenticato dalle vendite. Ma ha tutte le qualità per rilanciarsi: Sarcina sembra avere ritrovato l’ispirazione giusta e questo brano merita di essere fatto ascoltare più volte.

Eden, Rancore: premio Bardotti per il miglior testo, l’originale e interessante rap che rievoca la mela come centro dell’universo non è mai stato aiutato dalle radio, arrivando nella prima settimana al nono posto dell’hit parade. Non è ancora uscito un album, e non è previsto possa accadere in tempi brevi. Il rap, a Sanremo, conferma ancora una volta di non avere vita facile e tutto sommato di non servire nemmeno particolarmente nelle vendite. Anche se ora pure Rancore è una interessante firma che tutti conoscono, grazie al Festival.

Rosso di rabbia, Anastasio: entrato all’Ariston da Papa (senza motivo) e uscito chierichetto più che cardinale, la sua presunta vittoria a mani basse era dovuta a un seguito che nemmeno il televoto si sprecò troppo per confermare. Tredicesimo posto a Sanremo, quindicesimo nei singoli appena finito il Festival, il suo album Atto zero ha fatto bene solo nella prima settimana quando si attestò al decimo posto. Il suo flop è clamoroso.

Sincero, Bugo e Morgan: gli unici di cui si continua a parlare, con meme molto simpatici, anche durante la pandemia, sono loro. Sanremo 2020 ha in Bugo e Morgan la sua icona mediatica, che va oltre i social. Purtroppo non per il brano che era bellissimo, romantico e sognante su arrangiamenti tra l’ultramoderno e l’indie. Ma che parlava di un rapporto sincero, evidentemente troppo ossimorico rispetto a quello che legava i due artisti. Brano scaricato nei primi giorni, arrivando sino al sedicesimo posto nell’hit parade, regalando il ventottesimo posto come massimo risultato all’album di Bugo, Cristian Bugatti. Solo Rtl 102.5 e Radio Italia si impegnano a trasmetterla. Poco male per una canzone comunque squalificata, che servirà a Bugo molto probabilmente per riprovarci il prossimo anno.

Gigante, Piero Pelù: esordio col botto per il singolo, all’inizio molto trasmesso anche dalle radio, arrivato fino al sedicesimo posto nella hit parade, ma ancor di più per l’album Pugni fragili che alla prima settimana di vendita ottenne un quarto preziosissimo posto. Poi ne sono rimaste tante gag social che l’hanno trasformato in una possibile sigla da anime: ma per Pelù vale il discorso fatto per Le Vibrazioni, perché il potenziale della canzone è grandissimo per potere essere ripresa in qualche spot televisivo e rimanere nella storia.

No grazie, Junior Cally: Ventitreesimo posto nei singoli, quarantaduesimo negli album con Ricercato? No grazie. Sono il massimo ottenuto da un cantante che, pochi giorni dopo Sanremo, ha messo confusione in chiunque dopo avere suscitato scandalo per i testi di vecchie canzoni per nulla accettabili. Non si è capito infatti se voglia fare il cantante, l’attore o il calciatore. Eppure la canzone era paradossalmente orecchiabile, benché ai limiti della deficienza degli ascoltatori con la sua ripetitività nel ritornello.

Il confronto, Marco Masini: La canzone più noiosa del Festival, come dicemmo da subito, doveva fare da traino all’album (e quindi al tour) che celebra i 30 anni della carriera di Masini con tante featurings. Risultato, il brano che forse non ha convinto più di tanto nemmeno la fan base, non è andato oltre il ventiseiesimo posto nella classifica Fimi, mentre la raccolta è arrivata fino al quarto posto. Dimenticato dalle radio, avrà modo di tornare almeno nella top 100 della graduatoria album quando ripartirà l’atteso tour.

Baciami adesso, Enrico Nigiotti: canzone che avrebbe meritato qualche passaggio in più in radio, dove invece è stato subito scartata forse perché un livello sotto a quella presentata lo scorso anno dal cantautore toscano. E’ arrivata al ventottesimo posto nella Fimi dando il ventritreesimo all’album Nigio. Tutto sommato nelle aspettative per il brano romantico che si era classificato nei bassi fondi all’Ariston.

Carioca, Gualazzi: delusione commerciale per l’eclettico cantautore che non è andato oltre il 33esimo posto con il brano nell’hit parade e il 34esimo posto con l’album Ho un piano. Meritava di più, si spera non venga cancellata dalla memoria popolare questa bella canzone.

Finalmente io, Irene Grandi: vedi Gualazzi. Se il brano è arrivato al 36esimo posto nell’hit parade, salvo sparire molto presto, l’album non è mai andato oltre l’84esima posizione. E pensare che era giustamente tra i favoriti almeno per il podio. Anche le radio non l’hanno aiutata, chissà perché.

Lo sappiamo entrambi, Riki: prima del Festival diceva di non volere essere conosciuto solo come bel ragazzo. Quindi, con un brano che si danna con infinita sincerità per raccontare la fine di una relazione, chiese al pubblico di non televotarlo nella serata finale per dedicarsi all’ascolto della canzone. Accontentato: ultimo in classifica. Solo che il singolo non è andato oltre il 47esimo posto durato pochissimo, che sia perché il pubblico sta ancora dedicandosi all’ascolto su YouTube? La canzone meritava davvero tanto, lui ha talento da vendere. Speriamo che possa riprendersi appena uscirà Popclub, rinviato a causa del coronavirus.

Ho amato tutto, Tosca: non aveva probabilmente grandi ambizioni Tosca se non quella di incrementare il suo repertorio con un brano avvolgente ed emozionante, ma che sapeva benissimo non sarebbe stato trasmesso dalle radio. E infatti il singolo, arrivato sino alla 54esima posizione, non ha portato l’album Morabeza nemmeno un po’ vicino alla top 100 degli album più venduti. Subisce l’ingiustizia del sistema mediatico che decide cosa dobbiamo ascoltare e cosa debba essere promosso.

Come mia madre, Giordana Angi: la canzone non ha mai convinto troppo la critica e tutto sommato nemmeno i fan. Eppure era una bella dedica alla madre, con parole semplici e dirette: 55esima posizione nella classifica Fimi dei singoli, 18esuma negli album dove ha arricchito la riedizione sanremese di Vorrei essere tua.

Il sole ad est, Alberto Urso: se avesse votato solo il pubblico da casa, sarebbe arrivato terzo, lasciando strascichi di polemiche per un artista amato dal pubblico per quanto aveva mostrato nel talent di provenienza. In effetti la canzone era bella ma mancava di quell’appeal significativo, che spesso si può apprezzare nei brani lirici come questo. 71esimo è il posto più alto ottenuto come singolo, mentre l’album omonimo (che è poi una riedizione sanremese di quello che era già in classifica da tempo) ha raggiunto solo il 21esimo posto.

Niente (Resilienza ’74), Rita Pavone: bistrattata, trattata malissimo dalla critica e dai social ma applauditissima all’Ariston, la Pavone è stata tra le più rock degli ultimi anni, con un brano che a due mesi di distanza è ancora più attuale per l’energia e la resilienza richiesta in questo periodo. Le radio però non l’hanno mai minimamente aiutata, e lei dopo l’insuccesso di classifica dell’Ariston, non ha superato la posizione numero 98 nella Fimi. Dimenticata da tutti. L’album, Ra-Rità, avrebbe meritato ben altra promozione anche per gli arrangiamenti straordinari dei suoi storici brani.

Nell’estasi o nel fango, Zarrillo: mai nella top 100 dell’hit parade, il cantautore romano difficilmente rimarrà nella storia di questo festival, dove riecheggiava le arie di Mango. Anche Pino, però, con le classifiche del Festival aveva un rapporto difficile.

Voglio parlarti adesso, Paolo Jannacci: anche lui non è mai stato nella hit 100, ma nemmeno era il suo obiettivo. Ha potuto farsi conoscere al grande pubblico al quale era fino a quel momento noto solo per il pesante cognome che riporta a inevitabili (e assurdi) confronti. La bella, forse un po’ scontata, dedica alla figlia meritava qualche passaggio in più in radio; così, invece, la ricordano già solo poche persone.

Vanno ad aggiungersi i Giovani, di cui vanno menzionati Leo Gassmann, Tecla, Eugenio in via di Gioia: per tutti loro buone posizioni entro la top 100 delle classifiche Fimi, ma per il vincitore nonché figlio e nipote d’arte forse era lecito aspettarsi qualcosa in più dal punto di vista dei numeri. Il vero vincitore morale, secondo le classifiche postume, è Fasma, disco d’oro con Per sentirmi vivo e arrivato addirittura al sesto posto nella graduatoria degli album.

Massimiliano Beneggi

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