Enzo Mazza (Fimi): ‘Streaming manipulation’ esiste anche in Italia, ma ha vita breve

E’ ormai ampiamente noto che esistano applicazioni per acquistare likes con cui dare più appeal ai propri profili social in modo da incrementare conseguentemente il proprio parco di followers e guadagnare per ogni post che venga pubblicato. Il meccanismo è abbastanza complesso, ma se si ha tempo a disposizione e ci si intende di algoritmi del web non si tratta di un’impresa titanica. In alcuni casi senza nemmeno spendere soldi si arriva a un baratto di likes con altri iscritti: su alcune piattaforme, infatti, si mette a disposizione il proprio account accettando di seguire perfetti sconosciuti che in cambio diventeranno nostri followers. Non si tratta di contatti finti, ma reali, solo che non si accorgeranno mai di seguire la nostra pagina fino a che non faranno una pulizia dei loro profili. Chiariamoci, prima di guadagnare ci vogliono numeri davvero importanti, ma come dicevamo se si ha tempo da poter spendere come in questi ultimi mesi, nulla è impossibile.

E LA MUSICA?

E se le cose stessero così anche per il mercato discografico? Se alcuni artisti gonfiassero certi numeri attraverso sistemi poco ortodossi che permettono di avere reali ascoltatori inconsapevoli? L’utilizzo del web per acquistare la musica consente una maggiore controllabilità sulla rilevazione degli album e dei singoli più venduti, o al contrario rende tutto più soggetto a forme di illegalità che finiscono con il falsare le classifiche e imbrogliare l’onestà delle case discografiche concorrenti? Le graduatorie ballerine in Italia sono dovute solo a un numero impressionante di produzioni artistiche che non riescono a durare per più di poche settimane, o nascondono problemi più grandi?

REGOLE FERREE

Lo abbiamo voluto chiedere al Presidente della FIMI, Enzo Mazza, che non ha esitato a concederci con estrema disponibilità alcune informazioni, parlando proprio anche della cosiddetta streaming manipulation, ovvero del fenomeno mondiale che solo due mesi fa ha destato grande clamore anche in Germania per la capacità di alterare le classifiche con alcune piattaforme. Le risposte, come potrete leggere, sono piuttosto confortanti: probabilmente non esiste una certezza assoluta circa la preferenza musicale dei consumatori, ma questa viene in qualche modo garantita da una correttezza nell’utilizzo della statistica che consente di rilevare in maniera piuttosto precisa gli effettivi acquisti degli ascoltatori. Per ora la streaming manipulation in Italia resta quindi limitata, e bloccata sul nascere. Ciò non permette però di abbassare minimamente la guardia contro fenomeni altamente dannosi e pericolosi per l’industria musicale. Del resto non si parla più di pirateria con la costanza di una volta ma, ne parleremo nei prossimi giorni, ciò non rende più inesistente la peggiore piaga per il mondo dello spettacolo. Ecco perchè vogliamo tornare a parlarne con una certa insistenza. Tanti sono i dettagliati metodi di rilevazione per le classifiche dei dischi più venduti che vi invitiamo a leggere e che hanno indotto la stessa Fimi recentemente a rivedere le soglie di certificazione: gli album, per esempio, sono considerati in qualità di somma dei singoli, a esclusione del primo brano più ascoltato che superi il 70% del totale degli ascolti dell’album stesso, ma soprattutto a patto che siano acquistati in abbonamenti premium. Non contano in tal senso, lo ripetiamo ancora una volta, tutti gli ascolti fatti da utenti non paganti, compresi i video streaming.

enzo-mazza

Presidente, in un’epoca in cui c’è la possibilità di acquistare likes sui social, nonché di aumentare i numeri di followers senza che questi talvolta ne siano a conoscenza, il mercato discografico rischia di essere completamente dopato dalla streaming manipulation?

Direi di no per fortuna. E’ un fenomeno sul quale vige costantemente la nostra attenzione, ed è recente la notizia che anche in Germania sia stata bloccata una piattaforma da cui partiva questo tipo di danno per la discografia. In Italia capitano situazioni in cui avvertiamo la streaming manipulation, ma sempre in una minima percentuale.

Che tipo di controllo c’è sulle vendite degli album e dei singoli?

Come FIMI rileviamo le classifiche settimanali a livello nazionale delle vendite di album sia fisici sia online, vinili, compilation e singoli digitali con una società di ricerca, Gfk Italia. Vengono presi in considerazione oltre 3400 punti vendita, oltre ai siti internet e alle piattaforme streaming. Attraverso un sistema che risponde a un preciso codice etico, talvolta vengono rilevate delle anomalie su cui si interviene.

Chiariamo bene per chi legge cosa si intende per anomalia.

Parliamo di tutto quello che è fuori dalla logica di mercato e che non lascia presupporre un’omogeneità nelle vendite. Per esempio, se un artista è ai primi posti solo in una piattaforma o in una zona geografica, mentre nelle altre risultano numeri bassissimi, è evidente che siamo di fronte ad una anomalia. Oppure un passaggio da una centesima a una seconda posizione in una settimana è da ritenersi sicuramente molto più strano rispetto al percorso inverso, per quanto anch’esso paradossale. La vendita però ha quasi sempre un andamento decrescente, con un picco iniziale.

Dopo quante settimane in genere il vostro sistema è in grado di rilevare l’anomalia?

Immediatamente.

Quindi noi non ce ne accorgiamo nemmeno leggendo le classifiche? Non ci può capitare di leggere il nome di un artista che viene in qualche modo premiato per poi sparire la settimana dopo perché si è rilevata un’anomalia?

No, il nostro sistema li ferma immediatamente. Diciamo che ora se qualcuno volesse fare della streaming manipulation ci deve pensare seriamente perché farebbe pochissima strada e andrebbe incontro a delle sanzioni pesantissime.

Che legame c’è tra la streaming manipulation e la pirateria?

Apparentemente nessun legame. Sono però entrambe delle gravissime illegalità contro cui continueremo sempre a fare una grande battaglia perché possano annullarsi e non mettere in pericolo il mercato.

Possono essere considerate anomalie certe classifiche dei singoli dominate dalle canzoni di un solo album, in genere per non più di un paio di settimane?

Assolutamente no. Questo è un fenomeno più che normale capitato più volte, a cominciare da Ed Sheeran. La scorsa settimana la Dark Polo Gang ha occupato tutti i primi posti della classifica dei singoli, ed era già successo sempre con loro nel precedente album: in Italia è accaduto anche con Sfera Ebbasta, Salmo. E’ un fenomeno più che normale che non c’entra in questo caso con la streaming manipulation. Si potrebbe casomai, se si volesse, fare una riflessione diversa sul fatto che siano quasi sempre brani di rapper, scaricati quindi da un pubblico più giovane che tendenzialmente fa anche più ascolti ripetuti della stessa canzone. Però da un punto di vista discografico non vi è alcuna anomalia: i download sono effettivi.

Qualche anno fa avete rinunciato allo streaming free. Ai fini della classifica valgono solamente i consumi a pagamento. E’ una scelta che rifareste?

In tanti non sanno che You Tube non concorra alla classifica settimanale e spesso ci scrivono per segnalarci che i loro beniamini hanno un numero altissimo di visualizzazioni ma non sono nei primi posti della nostra classifica. Però è una scelta che rifaremmo perché abbiamo potuto constatare che non vengono in questo modo alterati i numeri relativi ai sostanziali consumi degli ascoltatori.

Però così sarà sempre avvantaggiato l’ascolto dei più giovani.

In realtà si pensava che solo i giovani ascoltassero una certa musica ma non è esattamente così. Quando parliamo dei singoli ovviamente non dobbiamo più immaginarli come quando si trattava dei 45 giri: la vendita in streaming gode di un sistema tutto particolare. La musica viene consumata soprattutto dai giovani che hanno più tempo e sono, come dicevamo, maggiormente propensi a un ascolto ripetuto dello stesso brano. Durante il lockdown, però le cose sono un po’ cambiate: tante persone essendo state a casa hanno consumato più musica. Naturalmente bisogna considerare anche che talvolta in una famiglia si ascoltano canzoni con un unico dispositivo. Le variabili sono quindi molte, però i dati ci dicono che negli ultimi mesi ci si è abituati maggiormente a un utilizzo delle piattaforme di download, non soltanto da parte dei giovani. Si potrebbe quindi aprire un dibattito su come venga ascoltata la musica, che può piacere oppure no, ma non si possono cambiare le regole di rilevazione di consumo. Per esempio, rispetto a quanto dicevamo prima sui singoli tratti da un unico album che occupano tutte le prime posizioni della classifica, alcuni Paesi decidono in quei casi di selezionare un massimo di tre brani. Non ritengo sarebbe corretto però: possa piacere oppure no, il consumo che noi rileviamo è effettivo, quindi limitare a un massimo di tre canzoni per ogni album vorrebbe dire falsare la classifica.

Massimiliano Beneggi

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