Opera Comique: Che fatica fare tv! Gino e Michele ci dissero: “Fate le portinaie, come se foste laureate”

Rosa Masciopinto e Giovanna Mori, ovvero il duo Opera Comique, prendendo spunto dal genere teatrale francese. Esuberanti, clownesche, colorate. Teatrali. Il pubblico le apprezzò sul palcoscenico sin dai loro esordi tra Francia e Italia, mentre la televisione fu per loro solo un passaggio, che resta tuttavia indimenticabile.

In I vicini di casa le due attrici erano infatti Circe e Nausicaa, ovvero le due portinaie. Quelle che spiavano la vita degli altri per non preoccuparsi della propria, facendo congetture che spesso viaggiavano ben oltre la realtà grazie alla loro straripante fantasia. Niente di troppo diverso da quello che accade nella tv del pettegolezzo di oggi, con la differenza che loro rappresentavano una caricatura creata ad hoc con vero professionismo teatrale, sebbene fossero giovanissime. Pochi minuti a disposizione in ogni episodio della prima edizione, che bastavano a far sprigionare la loro energia tutta partenopea (nella seconda serie il portinaio sarebbe stato Enzo Cannavale, detto Doorman per la sua attenzione…dormiente!).

Oggi il teatro oltre a frequentarlo lo insegnano. Rosa, con un passato anche da docente di dizione e scrittura alla Accademia Silvia d’Amico, insegna oggi all’Accademia del Teatro Bellini di Napoli. Giovanna tiene corsi dividendosi tra il Carrozzerie_n.o.t. di Roma e altri spazi d’Oltralpe.

Il duo si sciolse dopo 13 anni nel 2000, e oggi le due ci raccontano quella loro esperienza televisiva a Italia Uno…

Come arrivaste a Vicini di casa?

ROSA: Stavamo per passare dal cabaret al teatro, con cose scritte da noi. Attraverso varie esperienze eravamo arrivate allo Zelig, dove ci videro direttamente in scena Gino e Michele che ci proposero di entrare in questo cast. L’idea ci piacque, e fummo convinte dalla presenza di Orlando, che come noi arrivava dal teatro, e dalla grande qualità degli autori.

GIOVANNA: Michele Guardì ci voleva far partecipare a “Europa Europa” ma rifiutammo; così come “La tv delle ragazze”, che ci sembrava fatta da borghesi romane. Non volevamo essere snaturate, e rimanemmo quello che volevamo. Accettammo solo “Vicini di casa”, spinte dalla presenza di autori forti. Alla fine però soffrimmo quell’esperienza: eravamo due pesci fuor d’acqua…

Perchè? A vedervi sembravate invece molto ben inserite in un contesto che vi faceva esprimere in una comicità tutta vostra…

ROSA: Sì, eravamo abbastanza libere anche rispetto al testo: avevamo una sorta di canovaccio. In realtà però avevamo poco spazio coi nostri colleghi: non c’era la complicità del teatro, in televisione ognuno fa i fatti propri… La tv non fa costruire la gag insieme le entrate e le uscite, c’è molto più individualismo. Registravi la tua parte, e non sapevi cosa succedesse nell’episodio fino a quando non andava in onda.

GIOVANNA: Mi ricordo un’attesa infinita nei camerini. E poi un clima diverso da quello del teatro: c’era l’attore che iniziava a pensare ad altre situazioni, quello che ti considerava un giorno sì e un giorno no, chi era concentrato a tentare di memorizzare le battute scritte sul gobbo…

Eppure eravate amatissime, le vostre partecipazioni sono ancora oggi indimenticabili: erano clownesche! Eravate quelle che sbirciavano dal buco della serratura per fare pettegolezzo…

ROSA: Sì, piacevamo molto ai bambini e ai ragazzi. Ce la cavavamo bene sull’improvvisazione, e in tv dove bisogna registrare tutto in fretta, buona la prima, saper improvvisare ci aiutava. Non eravamo diverse da quello che proponevamo a teatro, dove i nostri personaggi si chiamavano “Le carine”, ovvero due ragazze che non vivevano la vita, ma osservavano quella degli altri. Anche i costumi che avevamo erano i nostri: gli autori sicuramente ebbero una grande fiducia in noi.

GIOVANNA: Nel nostro spettacolo “La vita è una curva”, interpretavamo questi due personaggi con i tailleurini celeste e rosa. Eravamo particolarmente matte. Lavoravamo su un recitar cantando: io venivo dall’Austria, da una famiglia di suonatori di musica classica, Rosa dalla Calabria con una nonna raccontatrice di favole…Eravamo davvero strambe nel panorama.

E tutta la sit-com era particolarmente innovativa. Ecco perchè eravate perfette in quel contesto!

ROSA: Era la prima volta che si vedeva una cosa del genere in tv. C’era una commistione di gente televisiva e attori del teatro che arrivavano in questa scatola di Cologno Monzese. Era qualcosa di veramente originale, ed era interessante vedere da dentro la grande industria di Mediaset.

GIOVANNA: Oggi nessuno oserebbe mettere insieme tanti attori diversi. Mi emoziona più rivedere oggi le poche puntate che si possono rivedere sul web, che non all’epoca a farlo. Come tipo di comicità eravamo forse più simili a Gene Gnocchi.

Che input vi diedero per il ruolo delle due portinaie?

ROSA: Gino e Michele ci dissero: “Vi diamo questo personaggio, ma voi dovete pensare di essere laureate in lettere!”. Loro sono autori straordinari, che si inventarono un certo tipo di comicità, e questa frase dimostrava un modo di fare spettacolo che oggi non esiste più. Non erano sempre presenti sul set, ma erano quelli che sicuramente ci apprezzavano di più insieme alla Gialappa’s per la nostra comicità demenziale. La tv invece oggi vuole visi conosciuti, e non si fida più dei teatranti.

Cosa è cambiato per passare dai rigogliosi anni Ottanta a questa tv che non punta più su professionisti?

ROSA: Abbiamo ancora tanti attori e autori molto bravi, ma la tv dopo la metà degli anni Novanta si è staccato dalla qualità appoggiandosi alle starlette e comici dalla battuta facile. La nostra comicità, a differenza di quella era di situazione: non facevamo ridere per la battuta, ma per la gag organizzata bene, su un certo pensiero.

GIOVANNA: Era un mondo più libero, sotto ogni punto di vista. Oggi sono tutti molto più bacchettoni di ieri, tante cose non si potrebbero proprio ripetere. All’epoca si poteva sbagliare: si era meno giusti ma più forti. Non so se si riuscirebbe a ripetere una trasmissione come Vicini di casa: sarebbe più ripulita meno interessante.

Per esempio? Cosa non si potrebbe dire?

GIOVANNA: Ricordo che c’era una battuta che già all’epoca mi dava un po’ fastidio. Mi pare fosse Teocoli che ci diceva: “Voi dovreste farvi un trapianto con la tibia di Gianina Facio!”. Non eravamo il canone femminile della “bona”, e certe battute erano giustificate da una considerazione della donna forse un po’ più antica rispetto a oggi…Credo che quella tv di qualitù sia andata deteriorandosi, ed è diventata sempre più trash. Così il teatro si è chiuso diventando esso stesso sempre più snob, svendendosi per altri punti di vista. Per fare le tournee ormai serve un nome televisivo. I cartelloni dei teatri sono chiusi oggi da Valeria Marini…

Oggi oltre a recitare, entrambe siete insegnanti. Che futuro vedete per il teatro dopo il lockdown?

ROSA: Noi teatranti siamo un po’ snob, e questo non ci fa bene in questo momento. Con le lezioni on line ho scoperto che i teatranti devono essere meno rigidi e imparare altri linguaggi, da viscerare con il tempo. In attesa di tornare, si potrebbe registrare con le telecamere, con un buon montaggio, come faceva Eduardo: il suo teatro, con la direzione artistica di Camilleri, non è morto, è ancora emozionante. Non si toglie niente all’immediatezza della storia. Poi il teatro tornerà….Si dice da tempo che è morto, ma dura dalla Grecia. Dobbiamo avere tanta tenacia in questo momento!

GIOVANNA: Credo che il cinema morirà dopo il lockdown: si scriveranno tante serie televisive e le sale cinematografiche saranno posti di elite come in Giappone dove le sale hanno poltrone idromassaggio. Il teatro invece sopravviverà perchè la gente ha bisogno di stare insieme in qualche modo, di sentirsi parte di un gruppo. Il teatro poi è più libero, può raccontare con meno censure. Anni fa scrissi con Leone Pompucci un film che era la storia di due disoccupati che andavano a un reality e rinunciavano a vincere un milione di euro. Impiegammo sette anni a montarlo, perchè la storia di due che rifiutano un milione di euro non era considerata credibile. Una volta montato con Castellitto e Pesce, stette male Leone e non si fece mai. E’ tutto lunghissimo e complicato col cinema. Nell’ultimo spettacolo in teatro faccio un monologo dove parlo con una gallina di una bambina kamikaze: c’è una libertà assoluta. E costa meno rispetto al cinema…Il teatro resisterà!

Massimiliano Beneggi

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