La riapertura dei teatri rischia di essere una farsa

Dal 27 marzo i teatri potrebbero riaprire; nel frattempo l’Italia inizia a diventare arancione scuro perché la curva dei contagi della variante di Covid stanno aumentando ed è previsto un picco intorno al 20 marzo, destinato a durare successivamente per un mese. L’equazione fatela voi.

Sì, perché al netto di un gioco con il cerchio cromatico che spinge l’Italia verso un arancione scuro che nessuno osa chiamare “rosso” per non scatenare la rabbia dei cittadini, appare chiaro che non vi siano le condizioni per aprire i teatri il 27 marzo. Insomma, un po’ come quando da bambini ci sentivamo dire: “Puoi giocare in cortile se non piove”, ben sapendo che le previsioni metereologiche annunciavano temporali per una settimana. Solo che a dirci che potremo giocare, in questo caso, sono le stesse persone che decidono di creare gli incessanti diluvi costringendoci un’altra volta a rimanere in casa.

Non solo, ma di eliminare i coprifuoco non se ne parla. Questo significherebbe, anche nelle zone gialle, avere spettacoli che terminino almeno alle 21.30, in modo da consentire il rientro a casa senza incorrere in quelle multe che, puntualmente, non colpiscono i dj della Darsena milanese ma solo gli onesti cittadini.

Ci hanno illusi insomma, ma nella pratica sarà tutt’altro che facile riaprire i teatri il 27 marzo. Certamente è già un importante segnale avere parlato, finalmente, di una riapertura delle sale, luoghi più che sicuri con i dovuti distanziamenti. Manca all’appello, però, ancora una rassicurazione circa i ristori che dovranno essere concessi agli artisti e a chi lavora nello spettacolo. Perché in ogni caso, nell’Italia dei cerchi cromatici cangianti, non tutti i teatri potranno riaprire quando si ricomincerà: se il governo avrà voglia di pensare anche ai lavoratori dello spettacolo, di sicuro non scenderà sangue da naso a nessuno…

Abbiamo voglia di tornare a parlare di teatro. Vorremmo potere raccontare di nuovo quel magico mondo che tanto affascina tutto il pubblico tranne i governatori e gli assessori che, visto l’atteggiamento, non andrebbero mai più invitati nelle sale per raccogliere gli applausi in discorsi di rito di cui faremmo volentieri a meno. Quando i teatri riapriranno, si potranno snellire anche certi eventi, risparmiandoci le presenze dei politici: nessuno piangerebbe. La politica stia fuori dal teatro, come ha voluto esserlo essa stessa in questo ultimo anno.

Massimiliano Beneggi

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