“Il test”: Ciufoli guida al Martinitt dubbi esistenziali irrisolti -RECENSIONE

“Era un anno e mezzo che non sentivamo un suono così bello”. Le parole sono quelle di Roberto Ciufoli, il suono è quello degli applausi che avvolgono il Teatro Martinitt di Milano (via Pitteri) al debutto della nuova stagione con la commedia di Jordi Vallejo, Il test.

Lo spettacolo (produzione La Bilancia in collaborazione con Pipa, in scena fino al 17 ottobre tutti i giorni alle 21, tranne la domenica alle 18) parte da un intrigante quesito dai chiari risvolti psicologici per regalare un finale del tutto cinico e inatteso, che mette a nudo la corruttibilità umana e la fragilità di certi princìpi.

Ecco la nostra recensione.

Foto di Tommaso Le Pera

IL CAST

Roberto Ciufoli, Benedicta Boccoli, Simone Colombari, Sarah Biacchi. Regia di Roberto Ciufoli con Rebecca Righetti.

LA TRAMA

Ettore (Roberto Ciufoli) e Paola (Benedicta Boccoli) sono ospiti a cena da un amico (Simone Colombari) di vecchia data. Loro due sono piuttosto sfortunati negli affari e discutono spesso, ma si amano e sono pronti a ogni sacrificio per la figlia di dieci anni. Lui al contrario, è incapace di dare stabilità alle sue relazioni sentimentali e si tuffa negli affari con disinvolto cinismo e straordinaria capacità di attendere il momento giusto per mettere a segno le trattative giuste. In attesa che alla cena arrivi anche la sua giovane ennesima conquista (alias Sarah Biacchi, una psicologa eccentrica che nemmeno fuori dallo studio smette di analizzare le persone come fossero suoi pazienti), propone agli amici un test suggeritogli dalla stessa fidanzata: accettereste centomila euro immediatamente o aspettereste dieci anni, con tutti i rischi del caso, per avere un milione di euro? Paola, donna di integrità morale oltre ogni immaginazione e sopraffatta da ansie, dubbi e sensi di colpa, è in difficoltà. Soprattutto quando il test teorico si trasforma in qualcosa di concreto con l’amico ricco che offre veramente quella possibilità. Ettore, che vorrebbe saldare i debiti della sua attività e finire di pagare il mutuo, non avrebbe dubbi sulla sua scelta, ma a decidere dovrà essere Paola. La donna prova a pensare al futuro della figlia ed è influenzata anche da un padre esperto di investimenti, più che mai invadente nelle sue scelte. Quando la decisione finale sembra presa, ecco che arriva la psicologa a sparigliare le carte. Lei sa come direzionare la mente umana e si diverte a mettere pepe nella serata. Quello che non può immaginare è che ci sia qualcuno, tra gli altri tre, che da tempo aspettava questo momento, ma a cui forse non basta la pazienza per ottenere ciò che voleva. E così il finale è del tutto imprevedibile.

LA MORALE

Meglio pensare all’oggi (con il rischio di compiere scelte affrettate) o al futuro (che potrebbe non riguardare noi ma altre persone a cui vogliamo bene)? Vale la pena rinunciare a una bella occasione per aspettarne una più grande? Forse no, a meno che non ci sia la piena certezza che l’attesa porti al risultato desiderato. Ma se accettiamo immediatamente quel che ci viene proposto, significa che agiamo solo di impulso senza lasciare maturare una decisione o piuttosto vuol dire che viviamo senza perderci tra mille dubbi che attanaglierebbero la nostra testa? Spesso la storia ha mostrato che il piacere dell’attesa è molto più grande della realizzazione stessa, ma quando la grandezza è di questa portata potrebbero cambiare le cose. La domanda esistenziale ha inevitabilmente una soluzione soggettiva e relativa alle proprie esigenze del momento, ma la risposta non può non tenere conto di tutte quelle dinamiche che stanno intorno. Quanto siamo sicuri della durata dei nostri rapporti di amore e di amicizia? Sono davvero così inattaccabili per cui possiamo permetterci di mettere in mezzo il denaro senza paura?

IL COMMENTO

Ci si diverte molto in uno spettacolo dai ritmi piacevoli e che in un’ora e mezza (un atto unico) ci mostra una cena comune tra amici, dove ci sentiamo tutti coinvolti con il pensiero. Tra una risata e l’altra il pubblico bisbiglia e si sente il rumore dei cervelli che si interrogano sul test. Era da tanto che non si veniva stimolati da certi quesiti seduti in una platea in mezzo ad altre persone: in quanto ad attesa, il teatro ne sa qualcosa e gli applausi scroscianti ripagano di un eccessivo silenzio di tutte le istituzioni. Forse in questo sta già la soluzione del test. Attori di grande calibro, ben amalgamati tra loro in una scenografia essenziale e in un gioco di luci che esalta il lungo dibattito della serata sottolineandone i momenti decisivi.

IL TOP

Non scopriamo certo oggi il talento di un cast che conosce fin troppo bene il palcoscenico per farsi superare dall’emozione al grande ritorno dopo tanto tempo. Tutti e quattro perfetti nei loro ruoli. I tempi comici e l’espressività di Roberto Ciufoli attorno a ruotano gli altri tre personaggi, sono il vero motore de Il test.

LA SORPRESA

Sarah Biacchi (bravissima attrice e soprano) entra in scena a metà spettacolo e si rivela decisiva non solo nella storia ma anche alla dinamicità della prosa che, così, non perde mai il suo ritmo e la sua vivacità. Per un’ora e mezza si parla di dubbi morali senza mai usare volgarità e senza sentire altre suonerie del cellulare se non quella di Garibaldi fu ferito ogni qualvolta si fa sentire il padre di Paola: sembra poco, ma dopo un anno e mezzo anche tutto questo diventa più prezioso.

Massimiliano Beneggi

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