Il mistero delle fiction di misteri: ci appassionano ma non ci danno mai gli indizi giusti

E’ cominciata martedì 26 ottobre la seconda serie di Imma Tataranni – Sostituto Procuratore, la fiction Rai che vede protagonista la bravissima Vanessa Scalera.

Insieme all’attrice di Mesagne, anche Massimiliano Gallo, Carlo Buccirosso, Cesare Bocci, Barbara Ronchi, Alessio Lapice, Ester Pantano, Carlo De Ruggieri. Tutta gente che di teatro e cinema ne sa giusto qualcosa: per fortuna esiste ancora un motivo per avere fiducia nella televisione.

L’esperienza del palcoscenico per molti di loro si vede eccome. L’espressività di Imma è forte almeno quanto i colori sgargianti del suo abbigliamento; il dialetto lucano è simpatico quanto i personaggi coinvolti in un questa commedia poliziesca ricca di colori. E non parliamo solo di quelli della bellissima Matera, messi in luce dalla straordinaria fotografia diretta da Lorenzo Adorisio (nella prima edizione dall’altrettanto bravo Roberto Sforza) che fanno venire voglia di viaggiare verso la Basilicata.

Ogni personaggio ha una personalità ben definita sin dalla prima puntata: all’irruenza della Tataranni si contrappone la pazienza del marito Pietro che, di contro, deve fare affidamento sul carattere forte della moglie per compensare il suo carattere indeciso. I problemi di coppia li portano a guardarsi intorno, senza tuttavia (fino ad ora) lasciarsi andare oltre un bacio con le loro rispettive tentazioni. In quella casa vige anzitutto il rispetto reciproco, a prescindere da tutto quel che si possono dire stuzzicandosi di continuo. Pietro e Imma si amano: non rimangono insieme solo per amore della figlia adolescente, sebbene l’educazione di questa sia un argomento di discussione come di unione alla fine di ogni scaramuccia. Le invadenze dei suoceri, i problemi del lavoro, la voglia di ciascuno di emergere anche nella propria individualità e nelle proprie passioni, caratterizzano la loro vita quotidiana più che mai coinvolgente. Anche perché, ogni volta, gli episodi divertenti sono sottolineati dalle musiche di sottofondo ad hoc di Andrea Farri.

Insomma, è una fiction più che mai rilassante Imma Tataranni – Sostituto Procuratore. Una di quelle che piace a tutti, anche perché per una volta la protagonista con un ruolo di primo piano è una donna, ma contemporaneamente la figura maschile non è certo denigrata. Anzi, a portare avanti tante faccende di casa, pur con le sue goffaggini, è proprio l’uomo. C’è spazio per la dignità di tutti, senza alcuna caricatura sotto questo aspetto. Il ruolo più comico è di Buccirosso, ossia il procuratore capo che, al contrario di Imma, non azzecca praticamente mai nessuna indagine. D’altra parte, però, costui mostra spesso un umore altalenante, pescando troppo spesso in quell’arroganza che, in qualche modo, deve pur essere punita. Se non arriva mai alla soluzione, un motiivo ci deve quindi pur essere.

Meno male che ci sono queste fiction in grado di regalare ogni volta divertimento ed emozioni. Peccato, però, per un unico neo, impossibile da non rilevare. Il mistero delle fiction di misteri.

Perché in tutte queste storie dai tratti polizieschi (in questo caso il giallo non è proprio di second’ordine, anzi è il cuore della fiction), non si riesce mai a capire davvero come diamine sia avvenuto l’omicidio? Va bene, mettiamoci pure la nostra distrazione che ci fa viaggiare con la fantasia a fine giornata: il mestiere di detective prevede concentrazione, dunque vietato anche rientrare in ritardo dalla abituale minzione durante la pubblicità. Ma perché ci mettono nei panni di un investigatore, con tanto di dati che si rivelano puntualmente inutili al fine delle indagini, senza darci però gli stessi suoi elementi per venire a capo di una soluzione? Il canovaccio è sempre quello, e non vale solo per Imma Tataranni: ci presentano per un’ora e mezza una schiera di personaggi, uno più indiziabile dell’altro, per sviarci. Poi, mentre ci siamo distratti con le storie di vita quotidiana dei protagonisti, ecco che arriva il lampo di genio del poliziotto. Va tutto bene, se non fosse perché arriva sempre dal nulla. Per esempio, nella prima puntata della seconda serie di Imma Tataranni basta un esame del DNA non voluto da una donna per intuire che questa abbia avuto il figlio dalla vittima (di cui non si è mai saputo fino a quel momento di alcuna liason extraconiugale) e non dal marito (migliore amico della vittima). Quindi, in un minuto ci viene raccontato come è avvenuto l’omicidio con la pretesa di capire in sessanta secondi quel che la Tataranni ha impiegato due ore di puntata a comprendere, senza raccontarcelo prima ma svelandocelo alla fine quasi con una saputa presunzione. E, diciamocelo pure, finché è la Tataranni a scoprire l’assassino prima di noi nessuno si offende, ma quando a risolvere il caso era un cane come il Commissario Rex giravano anche un po’ gli zebedei mentre cadeva la nostra autostima. Infine l’arresto, che non avviene quasi mai in commissariato, ma in campagna piuttosto che in chiesa o in luoghi dove l’assassino avrebbe persino il modo di fuggire e invece con incredibile calma ammette le sue colpe. Visti anche i casi di cronaca, dove gli arrestati non smettono di dichiarare la propria innocenza anche di fronte all’evidenza, forse almeno questo aspetto andrebbe livellato un po’ di più alla verità. Dopodiché saremo disposti anche a continuare a divertirci, rilassarci, appassionarci e, privi di concreti indizi, a non capire gli assassini. Che è un po’ come giocare a Sudoku senza alcun numero: per quanto distensivo possa essere, alla fine sale quel nervoso che era rimasto sopito.

Massimiliano Beneggi

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