Massimo Reale: “Il teatro è immortale e sarà sempre più forte delle polemiche”-INTERVISTA

Al Teatro Ciak di Roma, quest’anno, si vive un Natale all’insegna del Mistero: dall’11 dicembre, infatti, per tutte le festività natalizie fino al 9 gennaio con una serata davvero speciale a Capodanno, a dominare la scena è il capolavoro assoluto di Agatha Christie che tiene il pubblico col fiato sospeso dall’inizio alla fine: E NON RIMASE NESSUNO (in origine intitolato Dieci piccoli indiani).

Lo spettacolo vede la partecipazione di due grandi nomi del Teatro italianoil Maestro Mariano Rigillo e Anna Teresa Rossini, affiancati da veri e propri veterani del Teatro Stabile del Giallo: Massimo Reale, Linda Manganelli, Mario Scaletta, Ruben Rigillo, Fabrizio Bordignon, Enrico Ottaviano, Francesco Maccarinelli, Giuditta Cambieri. La Regia è di Anna Masullo.

Questa la trama: otto persone vengono invitate da un certo signor Owen ad un incontro in una piccola isola deserta, Indian Island, al largo delle coste del Devon. Non si conoscono tra di loro. Sull’isola troviamo ad accoglierli due domestici assunti per l’occasione. Il padrone di casa non c’è. Durante la cena una misteriosa voce proveniente da un grammofono, accusa tutti loro, compresi i domestici, di crimini di cui si sono macchiati in passato. Crimini mai perseguiti dalla legge. Tutti si difenderanno con vigore dalle imputazioni della voce, ma poco dopo, il giovane Marston accuserà un malore e morirà per avvelenamento da cianuro di potassio. Da quel momento, le morti si susseguiranno seguendo le rime di una inquietante filastrocca che troneggia sul camino. Ad ogni morte, delle statuine (inizialmente dieci) che sono in bella vista sulla mensola del camino, cominceranno a sparire. La mano assassina chiuderà il cerchio con l’ultimo omicidio. L’unica statuina rimasta, sarà testimone del segreto di quelle morti e del loro carnefice.

A raccontarci le emozioni di questo straordinario spettacolo è Massimo Reale, attore fiorentino si straordinaria esperienza, noto al pubblico televisivo anche per il suo ruolo di Alberto Fumagalli in Rocco Schiavone.

Massimo, cosa ci dobbiamo aspettare da “E non rimase nessuno”?

E’ uno spettacolo molto divertente, con attori importanti. Viene offerta una qualità di teatro davvero alta, che sono orgoglioso di vedere quanto il pubblico stia apprezzando in questi primi dieci giorni di messa in scena. E non vedo l’ora di festeggiare anche il Capodanno sul palcoscenico con questo bellissimo cast.

E’ uno spettacolo un po’ diverso dal romanzo da cui è tratta la storia. Eppure riscuote sempre enorme successo.

Fu la stessa Agatha Christie a realizzare questo testo traendolo da un suo romanzo e modificandone il finale per farlo fruire, teatralmente, nel dopoguerra. Fu cambiato anche il titolo, perché la filastrocca “Dieci piccoli indiani” fu giudicata razzista. Evidentemente l’intuizione fu particolarmente acuta, visto che lo spettacolo fu da subito molto rappresentato, soprattutto nei paesi anglosassoni. Agatha Christie, del resto, era un genio anche del teatro e sapeva adattarsi ai tempi: non a caso ha scritto opere rimaste in scena per oltre 30 anni.

Chi è il capitano Lombard?

I personaggi di Agata Christie sono sempre funzionali al giallo. Viene raccontato un mondo altoborghese, attraverso la vita dei militari degli anni ’30 e ’40. Ci sono di frequente generali, ufficiali, grandi dame: lei amava ipotizzare il delitto in quel tipo di mondo. Anche il mio personaggio, il capitano Lombard appunto, è un avventuriero che è stato in Sud Africa e che viene invitato su un’isola per trascorrere un periodo che si rivelerà essere pieno di pericoli e di misteri.

Tutto questo dopo un passato piuttosto turbolento.

Lombard ha avuto un passato di contestazioni per certe sue decisioni. Gira infatti la voce che lui abbia abbandonato in Africa dei soldati indigeni delle colonie inglesi, lasciandoli morire. È un personaggio equivoco, insomma, al pari di tutti gli altri. Ciascuno porta con sé un’anima nera. E’ anche questo che incuriosisce e rende la storia più intrigante: tutti, nella vita, hanno qualcosa che li tormenta.

Sei ormai esperto di gialli: in questo caso, a differenza di quello che acccade nelle serie televisive, il pubblico può realmente costruire un puzzle con tutti gli indizi che ha in mano il detective.

Sì, in pubblico in questa storia ha tutti gli elementi necessari per scoprire mano a mano la verità. Ci sono vari giallisti che prediligono un puzzle e altri che, invece, vogliono una narrazione. C’è una netta separazione tra chi predilige una situazione piuttosto che l’altra. Televisivamente il racconto deve essere sempre più attivo su diversi fronti. In Rocco Schiavone, per esempio, il pubblico è spesso affascinato dalle vicende del protagoniste più che dalla ricostruzione del puzzle.

Banfi, Manfredi, Ferrari, Zingaretti, Giallini, Montagnani, Rigillo. La lista sarebbe troppo lunga per citarli tutti. Hai lavorato davvero con i più grandi del teatro e del cinema: c’è un consiglio che qualcuno di loro ti diede e che ti porti ancora dietro?

Quando avevo 20 anni sentii dire da Roberto Herlitzka che bisogna respirare quando si recita. E’ una cosa che non ho mai più dimenticato. Ogni volta che si lavora con un grande attore, si è sicuri di portarsi a casa qualcosa di importante. Con Giallini, per esempio, è impossibile non percepire il suo valore, la sua umanità, la sua capacità di sentire quello che sente il personaggio. Entra nella parte come pochissimi altri sanno fare.

La pandemia ha accentuato l’interesse per il teatro o l’ha indebolito?

L’interesse c’è e ci sarà sempre, perché il teatro è immortale, magico, non finisce di attrarre le persone. Certo, l’assenza di informazioni precise, l’evolversi di una situazione ancora non conclusa, rischia di creare disagio dividendo la società tra chi sostiene la necessità del green pass e chi no, ma il teatro è più forte di tutte queste polemiche, ne sono sicuro.

Massimiliano Beneggi

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