Boni “gassmaniano”, Yilmaz l’energia pura: quanta solarità in Don Chisciotte -RECENSIONE

Fino al 30 gennaio, al Teatro Manzoni di Milano, è in scena Don Chisciotte (produzione Nuovo Teatro). Uno straordinario confronto tra razionalità e follia. Tra ignoranza e cultura. Dove non sempre vince la seconda, almeno nella società. Ecco la nostra recensione.

IL CAST

Alessio Boni, Serra Yilmaz, Marcello Prayer, Francesco Meoni, Pietro Faiella, Liliana Massari, Elena Nico, Biagio Iacovelli

Regia di Roberto Aldorasi, Alessio Boni, Marcello Prayer

LA TRAMA

Alonso Quijano è un nobile appassionato morbosamente di romanzi cavallereschi, al punto che si immedesima nelle avventure che legge. Decide così di farsi chiamare Don Chisciotte, in quanto sostiene di essere anch’egli un cavaliere errante. Come tale, necessita di un cavallo, battaglie da affrontare, una dama da amare e un fedele scudiero. In sella a un cavallo poco prestante, da lui chiamato Ronzinante, il presunto cavaliere errante trova nel contadino Sancho Panza un possibile scudiero. Questi non ha alcuna intenzione di dedicarsi a battaglie e, anzi, si dimostra ben poco coraggioso. Tuttavia asseconda quello che lui stesso chiama “padrone”, solo per mettersi in viaggio e non rimanere a casa con la moglie. Segue così le avventure di Alonso/Don Chisciotte. Anche la dama amata, a suo modo, c’è. È una contadina, Aldonza Lorenzo, ribattezzata dall’appassionato di romanzi come Dulcinea. Non l’ha vista più di una volta tanti anni prima ed è ovviamente irreperibile, ma con un po’ di fantasia tutto si può fare. Così Sancho Panza, compresa la folle passione dell’amico, gli farà credere anche di aver recuperato una lettera d’amore di tale Dulcinea. E le battaglie? Ci sono anche quelle, solo che nulla è come sostiene Alonso. I “giganti” contro cui si scaglia non sono altro che pale di un mulino, così come un gruppo di nemici che creano scompiglio non è altro che un gregge di pecore. Inevitabilmente, tutto questo porterà Don Chisciotte e Sancho Panza a essere vittime di scherzi e battute da parte di molti. Le disavventure, quindi, sono all’ordine del giorno con infinita comicità. Ma chi ha deciso quale sia la follia nell’ipocrisia di una società guidata dal vil denaro e dalla losca politica?

LA MORALE

In questo mondo c’è sempre bisogno di sentirsi degli eroi, in un modo o nell’altro. A tutti piace essere apprezzati e magari idolatrati, talvolta senza preoccuparsi di essere realmente protagonisti. Ciascuno di noi, quindi, prova a legittimare l’importanza di certe azioni cercandosi dei nemici, talvolta inesistenti. Così come l’amore esasperato si dimostra, quasi sempre, privo di concrete certezze. Guai, però, a ritenere tutta questa una pazzia. Probabilmente è solo una sana e grandissima immaginazione, con cui possiamo viaggiare verso mete altrimenti irraggiungibili. E attraverso la quale scopriamo, inconsapevolmente, un po’ di verità. Purtroppo, chi legge molti libri come Alonso non solo non viene capito ma è considerato talvolta puramente pazzo. Sintesi della società odierna.

IL COMMENTO

Straordinario come Don Chisciotte, il terzo libro più letto al mondo dopo la Bibbia e il Corano, non smetta di essere attuale in qualche modo a distanza di tanti secoli. Per l’occasione, Alessio Boni crea un’atmosfera densa di caricature e altresì di sfumature poetiche. L’obiettivo infatti è dichiaratamente quello di regalare al pubblico del Manzoni una “fiaba per adulti”. Due ore di spettacolo (più intervallo) che non temono noia o momenti morti. Specie dopo l’ingresso di Sancho Panza.

IL TOP

In effetti è proprio l’arrivo in scena di Serra Yilmaz (Sancho Panza) a dare una linfa vitale maggiore allo spettacolo dopo i primi venti minuti di inevitabile introduzione. L’attrice dai capelli blu è fenomenale in una mimica capace di trasmettere emozioni e tanta comicità. Impossibile non provare tenerezza per quello “scudiero” che, pur di non fare rimanere male don Chisciotte, tiene fedeltà silenziosamente a una preziosa amicizia nata per caso. L’energia di Serra, di cui anche Boni parla volentieri scherzando (“Sta zitta e tutti cercano lei. Non farò mai più uno spettacolo con Serra perché si prende tutta la scena”), è la scelta più vincente in assoluto. Ma lo stesso Boni è da applausi: per tutto lo spettacolo regge un personaggio delicato, dove è un attimo finire nella pura caricatura da avanspettacolo e rimanervi intrappolato. Lui invece dà grande dignità al suo Don Chisciotte, regalandogli il colore necessario a farlo essere apprezzato da tutti. Lo fa con una voce gassmaniana per due ore intense di spettacolo. Alla fine la somma regala un risultato di grande solarità sul palcoscenico. E il pubblico applaude abbondantemente.

LA SORPRESA

Le scenografie e i costumi omaggiano l’opera di Cervantes, con un’allegra attualità per cui quasi non sembra nemmeno di vedere uno spettacolo “in costume”. Tutto azzeccato, compresa la scelta di avere in scena attori che muovono cavalli e cavalieri: la fantasia del Don Chisciotte si trasferisce così al pubblico, che in men che non si dica può fingere non vi siano quelle persone sul palcoscenico. Ronzinante (manovrato da un grande Iacovelli) sembra vero. Come vera sembra la cavalleria di Don Chisciotte.

Massimiliano Beneggi

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