Marcorè apre “Milano per Gaber”: la generazione che ha vinto -RECENSIONE

È iniziata ieri sera la rassegna Milano per Giorgio Gaber 2022. Ad aprire le danze è stato Neri Marcorè proprio nel Teatro Lirico, che da qualche mese è tornato a vivere. Naturalmente intitolato al Signor G.

La forza di Marcorè, nella serata che vede il debutto della Fondazione Gaber al Lirico, sta tutta nella sua capacità di raccontare il mondo di oggi usando le parole del Signor G, ma senza mai imitarlo. Tutto questo benché chiudendo gli occhi, a tratti si abbia la sensazione di ascoltare direttamente Gaber, con la sua voce calda e sorniona.

Lo fa in punta di piedi, con profondo rispetto è altresì la consapevole emozione di chi sa di trovarsi di fronte a un pubblico che conosce bene Giorgio. Quando Massimo Bernardini, conduttore della serata, chiede alla platea quante persone fossero presenti in quella stessa sala ventisette anni fa all’ultima rappresentazione gaberiana, sono in tanti ad alzare la mano. Se l’Italia intera non ha mai scordato Gaber, per Milano si tratta di uno dei punti più alti della cultura moderna di cui andare orgogliosi.

Il concerto che Marcorè dedica al cantautore raccoglie lo spirito dell’intera kermesse, che sa omaggiare questo grande poeta senza alcuna retorica, proprio come lo stesso Gaber vorrebbe. Il repertorio del Signor G si presta a essere sfogliato tra tante sfumature che consentono di trovare delle vere e proprie chicche inedite a molti, specie al pubblico più giovane. È così che Neri completa l’impresa di restituire fisicamente Gaber alla sua Milano (e viceversa).

Peccato solo per qualche colpevole dimenticanza in uno spettacolo ricco di materiale, che doveva inevitabilmente fare delle scelte. Peccato insomma non aver sentito Non insegnate ai bambini, Lo shampoo, ma soprattutto Destra-Sinistra, che più di ogni altra descrive l’atteggiamento di Gaber rispetto al potere. Solamente lui, infatti, sapeva fare musica e teatro parlando di politica, ma senza mai schierarsi da una parte o dall’altra.

Peccato anche limitare la parte più scanzonata di Gaber al solo Barbera e Champagne: a Milano, nel Teatro Lirico di via Larga, avrebbe trovato piacevolmente spazio Porta Romana. Anzi, a dirla tutta nessuno del Municipio 1 si sarebbe opposto nemmeno ad ascoltare La ballata del Cerutti o Il Riccardo, giusto per citarne un paio di quelle più allegre.

Ma, come dicevamo, non si poteva fare tutto. Per questo è stata creata un’intera rassegna di diversi giorni. Dunque in due ore di spettacolo Marcorè si dedica innanzitutto al teatro-canzone come fu creato dallo stesso Gaber. Monologhi che, con un po’ di jazz e aria scanzonata, sappiano diventare canzoni, in grado di catturare l’attenzione dall’inizio alla fine, spingendo il pubblico alla curiosità di scoprire come andrà a finire l’avventura. Tante canzoni le sappiamo a memoria e le ripetiamo a bassa voce come si recita la messa. Bello ritrovarsi in questa liturgia tutta musicale e milanese.

C’è ovviamente molto spazio, tra gli altri brani, per la commozione (L’amico), la riflessione (Far finta di esser sani), la poetica che fa abbracciare politica e sentimenti (La libertà). Un vero inno che tutto il pubblico canta in coro. Il finale è esattamente come l’introduzione: un video in cui il Signor G canta La strada. Quella strada che, tanti anni dopo, non smettiamo ancora di capire se sia oppure no quella giusta.

Sul palcoscenico del Lirico appare di nuovo Giorgio Gaber, proprio lui in persona. Gli applausi del pubblico sembrano unirsi a quelli della registrazione che appare sullo schermo. Tutto questo a testimonianza di un amore inesauribile della gente che non vedeva l’ora di riabbracciare il suo Giorgio.

Pensare che ci ha lasciati con una canzone testamento nel 2003, La mia generazione ha perso: altroché, se lo cantiamo ancora oggi e abbiamo tanto da imparare, può anche darsi che quella generazione abbia perso qualcosa per strada, ma sicuramente ha vinto tante battaglie. Per questo è ancora un modello da imitare.

La rassegna Milano per Giorgio Gaber proseguirà il 5 giugno al Teatro della Cooperativa e il 6 giugno al Teatro Grassi con i ragazzi diretti da Flavio Oreglio. Quindi dal 7 all’11 giugno le giornate dedicate al Piccolo di Milano. Tra gli attori impegnati, anche Gioele Dix e Fabio Troiano.

Massimiliano Beneggi