Strange World, il flop Disney Lgbt+ che finirà col dividere politicamente -RECENSIONE

È disponibile su Disney+ il nuovo film animato Strange WorldUn mondo misterioso.

La storia è molto semplice, sebbene la pellicola sia infarcita di tanti temi messi insieme, che rischiano persino di confondere il pubblico.

La famiglia Clades vanta una tradizione nel campo dell’esplorazione. Il patriarca Jaeger, un giorno, ha lasciato tutti senza dare troppe spiegazioni e questo ha lacerato i rapporti col figlio Searcher, che da sempre si ripromette di non volere mai essere come suo padre. A cominciare dalla professione: lui vuole gestire una fattoria. Searcher deve fare i conti, tuttavia, con la memoria lasciata da Jaeger in tutta Avalonia, dove è noto soprattutto per avere scoperto la pianta denominata pando. Questa ha cambiato la vita di tutta la popolazione, consentendo una vita migliore. A venerare il nonno, c’è anche il figlio di Searcher, Ethan. Si scoprirà presto che il vecchio patriarca è ancora vivo, ma nel frattempo il pando è in grave pericolo. Accorgendosi, cosi, di avere sempre vissuto in una Madre Terra da trattare con l’amore che si dona a una persona cara, ma soprattutto dotata di cuore, polmoni, occhi e tutto quello che siamo soliti pensare appartenere solo agli umani, ecco che Searcher e il padre troveranno il modo di riappacificarsi. La loro avventurosa missione di salvare il pianeta li aiuterà, infatti, ad affrontare nuovamente questioni irrisolte e malintesi che avevano lasciato in sospeso. Searcher si rende conto solo ora di aver sempre, inconsapevolmente, ripercorso la strada del padre nel rapporto con suo figlio Ethan. Anche costui, infatti, vuole fare una vita completamente diversa da quella dedicata alla fattoria, ma Searcher non si è mai reso conto delle sue reali passioni e della sua voglia di realizzarsi in modo differente.

Questa, per sommi capi, la trama: fin qui tutto bene, non mancano emozioni. Sono i modi di narrazione che lasciano qualche perplessità.

La tematica della diversità come possibilità di unire anziché dividere (Ethan è un ragazzino gay di colore), nonché quella di una Terra rigenerare e da salvare dagli sprechi e dagli abusi umani, quindi quella del rapporto padre-figlio sono al centro di questo cartone costato 180 milioni di dollari (ne ha incassati solo poco più di 50, inevitabile poter parlare già di flop economico). La regia di Don Hall (lo stesso di Oceania, tra gli altri) insieme a una colonna sonora di Henry Jackman, che sembra rievocare Indiana Jones, non bastano però a rendere più convincente questo film. Troppe questioni delicate tutte insieme, che sottopongono il lungometraggio Disney a inevitabili schieramenti persino politici. Va bene l’inclusione di razza e di genere, va bene l’attenzione alla vita del pianeta, ma se a tutto questo si aggiungono un paio di frasi di marcatura comunista sul concetto di proprietà, più che lanciare un messaggio sembra si voglia imporre un dogma. E questo non fa bene nemmeno a chi vuole proporre certi messaggi.

Per la prima volta, tuttavia, e questa è la grande novità, l’omosessualità viene trattata in modo assolutamente diverso dal solito. Anzi, quasi non viene trattata. Per meglio dire: genitori e nonno sanno dell’omosessualità di Ethan, che non si nasconde con vergogna dovendo cercare quasi l’approvazione della famiglia, come avviene di solito nei film. Ethan è semplicemente innamorato e i suoi familiari ne sono entusiasti, senza fare mezzo sguardo di fastidiosa compassione. Resta da chiedersi, tuttavia, se non stiano diventando troppo vecchi anche certi film Disney, dove l’eterosessualità soggiaceva indistintamente, in quanto non era nemmeno presa in considerazione una alternativa. Per esempio, ne La Gnomo Mobile (pellicola anni ‘60 peraltro non recuperabile nemmeno sul canale tematico), il protagonista si preoccupava perché nel bosco non vi erano più folletti donna con cui cercare un futuro: oggi tale assenza non creerebbe più un assioma scontato nella mente del pubblico. E chissà che il rapporto tra Red e Toby, a distanza di anni, non riveli un sentimento più profondo dell’amicizia che veniva raccontata implicitamente come unico possibile scambio tra due animali di medesimo genere (ma, anche lì, non di razza). In fondo quello della diversità è un tema da sempre presente in tutti i film Disney.

Quel che non convince di Strange World, comunque, resta la voglia di rappresentare troppi temi importanti, toccando il filone della sessualità, quello della razza, dell’amore per gli animali (si, c’è un cane anche qui e ovviamente diventa fondamentale nella riuscita della missione) e quello dell’ambientalismo. È necessario? Si finisce col perdere di vista il vero obiettivo senza approfondirne uno nello specifico. Hanno criticato tante volte la Disney per aver lanciato messaggi subliminali all’interno delle sue storie: forse era meglio così, almeno non esplicitando tutto ci si poteva concentrare sul motivo principale della trama. Psicologicamente il messaggio subliminale arriva lo stesso.

Il reale problema di Strange World (doppiato da Francesco Pannofino e Marco Bocci) è che sia già stato bollato da molti come un flop in tutto il mondo. Quando è così, diventa difficile riscattarsi. In Italia, però, dove stiamo imparando a premiare il coraggio di certi prodotti e siamo pronti a crescere tanti piccoli Greta Thunberg, a costo di provocare la maggioranza politica, potrebbe anche funzionare più che altrove. Certo, una volta i film Disney univano: Strange World, a dispetto della sua trama, rischia di essere divisivo più che mai. C’è da scommetterci: per distrarre l’opinione pubblica dai reali problemi della vita, qualche parlamentare farà di questo cartone una bandiera. E noi, allora, rimpiangeremo i tempi in cui guardavamo la Disney con gli occhi dell’innocenza. Quando non ci chiedevamo se la Sirenetta volesse le gambe semplicemente per aprirle al bellissimo Erik o quando non ci chiedevamo con sguardo animalista se la modaiola Crudelia Demon incentivasse anziché scoraggiare la vendita di pellicce. Oggi tutto deve insegnare esplicitamente, ma l’effetto non sarà per forza un mondo migliore. Lo dice la psicologia.

Massimiliano Beneggi