Lo sport e la Rai talvolta vivono su due mondi paralleli. Non bastassero le telecronache calcistiche con il dormiente Alberto Rimedio e il super esaltato Adani (basta guardare le partite trasmesse sui canali Mediaset per rendersi conto che è possibile raccontare lo sport con un ritmo incalzante senza minare la credibilità della narrazione), ecco il disastro nella prova in linea maschile dei Mondiali di ciclismo.

L’attesissima gara di Vancouver è andata in onda domenica 27 settembre sui canali Rai quasi per intero. Quasi. 270 km di corsa appassionanti, con scatti e fughe riprese in continuazione, come quasi sempre accade nei Mondiali quando la parte iniziale serve a comprendere le tattiche e il livello di forma delle diverse squadre più che a immaginare di vedere già lo scatto decisivo. L’azione determinante, generalmente, non arriva prima degli ultimi 30 km. La Rai che fa? Dopo avere trasmesso integralmente tutta la gara dal primo km alternando il canale 58 di RaiSport e Raidue, alle 20.30 dà la linea al tg 2 e sposta la diretta su Rai Play a 40 km dal traguardo.

Se poi fai per girare su Rai Play, la diretta non parte, puoi solo rivedere la tappa dall’inizio (e chi ha voglia di sorbirsi da capo le scaramucce tra il paziente Martinello e il primo della classe Cassani?). L’unica vera diretta di Rai Play, per problemi tecnici, la si può guardare da pc. Ora che te ne accorgi sta per tornare la linea su Raidue, mentre il canale 58 seguita a trasmettere la serie C calcistica.

Quando alle 21 il Mondiale torna su Raidue, mancano solo 10 km al traguardo e la corsa ha cambiato le gerarchie. Non solo Evenepoel, dato per spacciato dal cronista Pancani mezz’ora prima, è ancora insieme agli altri Big, ma soprattutto c’è un corridore americano in fuga con un minuto di vantaggio. Lo scatto decisivo di McNulty non è stato trasmesso dai canali Rai, il pubblico ringrazia per la disorganizzazione.

Massimiliano Beneggi