Spotify lancia Battisti: è ancora lui il futuro

Spotify, la più grande piattaforma musicale che consente di ascoltare interi album a un costo pressoché vicino alla gratuità (non è esattamente gratis come qualcuno ancora la definisce ignorando i costi di abbonamento per l’uso Off line, nonché quelli del consumo di dati internet per l’uso on Line) non ha mai avuto così tanto richiamo nelle pubblicità come in questo periodo. Non ne ha mai avuto bisogno. Eppure, ora, tutte le metropolitane sono tappezzate per sponsorizzare la grande novità dell’ultimo mese: anche Lucio Battisti è su Spotify. Dopo la lunghissima querelle che ha visto per anni contrapposti la vedova del cantautore e Mogol, la musica di Lucio Battisti quindi è scaricabile su internet.

La novità ha spaccato a metà il pubblico di Lucio un’altra volta: chi esulta di potere finalmente condividere la voce dei ricordi, come cita la stessa pubblicità di Spotify, e chi invece considera la piattaforma un fenomeno inappropriato che svende la musica di uno dei più grandi poeti di sempre. Che parte del pubblico di Lucio sia un po’ ostico rispetto alle novità lo si era già visto quando il cantautore abbandonò la collaborazione con Mogol per incominciare quella ben più avanguardistica con Pasquale Panella, fatta di suoni ballabili che dopo oltre trent’anni hanno ancora un sapore futuristico. Senza dubbio è vero che la tecnologia che trasforma tutto in musica liquida dà l’impressione di spodestare di valore gli artisti. Sarebbe però come dire che Wagner può essere ascoltato solo con il grammofono, o meglio ancora solo dal vivo come musica da camera. Forse è un po’ troppo. Ben venga quindi l’avvento di Battisti su Spotify, ben vengano adolescenti che abbiano voglia di farsi tramandare questa cultura musicale! L’arte non ha un prezzo specifico, a ben guardare se si dovesse attribuire una cifra economica in base alla qualità, rimarrebbe una svendita a livello di outlet anche un cd da 20 euro quando si parla di Lucio. Per qualcuno, d’altra parte, non sarà nemmeno una novità incredibile: chissà quanti avevano già scaricato, illegalmente, da internet canzoni di Battisti. Compresi quelli che scaricavano da canali non autorizzati di You Tube e che su convincono di non avere intaccato la verginità della musica.

Certo, se dopo tanti anni Spotify si pubblicizza con uno dei più grandi cantautori di sempre come non ha osato fare con Sfera, Lazza e Ghali, un motivo deve pur esserci. Che la musica trap sia solo tanta fuffa imposta in questo momento, ma non abbastanza popolare da potere attirare l’interesse di un abbonamento a Spotify? Che si possa cantare senza volgarità né versi né utilizzo del solo autotunes? La nostalgia è sempre dietro l’angolo, a volte sarà anche eccessiva, ma questo Battisti, avanti a tutti rispetto ai tempi (uno che due anni fa era ancora primo in hit parade con una raccolta di Best of) non sembra essere solo un ricordo migliore del presente. Sembra essere ancora il futuro. Un po’ come quella Madeleine di cui parlava Proust: il passato ritorna per essere rivissuto e amato sotto un nuovo aspetto. E visto sotto questo aspetto, il web è la destinazione più corretta di Lucio in questa epoca.

Massimiliano Beneggi

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