E l’Italia omaggia Celentano: “Azzurro” dalla finestra è l’inno popolare

Terza giornata di quarantena. Dopo Fratelli d’Italia e O mia bela Madunina, intonate dai balconi meneghini nella giornata di venerdì, è stata la volta di Azzurro, scelta all’unanimità come la canzone che risveglia l’animo nazionalista e la voglia di lottare tutti insieme con l’orgoglio di essere italiani. Decisione non del tutto singolare, specie nella città di nascita del Molleggiato che la lanciò nel 1968. L’iniziativa è stata in realtà comunque seguita in tutta Italia, e non c’è da stupirsi.

Il brano è infatti il più cantato all’estero dopo Nel blu dipinto di blu e O Sole mio, e nella cultura popolare che da un secolo e mezzo vorrebbe ciclicamente sostituire l’inno di Mameli senza mai trovare il coraggio di farlo veramente, qualcuno anni fa avanzò l’ipotesi anche per la canzone di Adriano Celentano. Nulla di nuovo, quindi, se per riconoscersi nello stesso sentimento italico, la popolazione ha scelto Azzurro.

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Musicata da Vito Pallavicini a cui si adattarono le parole scritte da Paolo Conte, la poesia è tutt’altro che di facile interpretazione come potrebbe apparire dalla musica semplice e divertente, cantata più volte anche sui pullman scolastici. Si tratta di una marcetta sonnacchiosa di un uomo che osserva il mondo dalla sua solitudine e dalla sua malinconia: lei è partita per il mare in un’estate arrivata senza accorgersi, dopo averla rincorsa per tutto l’anno, mentre lui è rimasto in città, tra i rumori degli aeroplani. La noia supera quella delle domeniche all’oratorio, con gli amici tutti altrove a godersi il sole e il protagonista rimasto in città, in compagnia dei preti. Prova a tornare bambino con la mente e a immaginarsi un leone nel giardino che si figura come l’Africa, ma la malinconia dell’estate da solo, gli fa passare anche ogni fantasia. Il treno dei desideri, infatti, sembra andare all’incontrario: vorrebbe raggiungerla, ma non è convinto nemmeno di questo, abbandonato alla noia e alla tristezza della città e del suo inquinamento.

Lato A del 45 giri che vedeva dall’altra parte Una carezza in un pugno, la canzone scritta da Conte lanciò uno degli album più belli e significativi degli anni ’60, con brani quali Un bimbo sul leone, La coppia più bella del mondo, Canzone, Eravamo in centomila, Buonasera signorina. Storia della musica, storia d’Italia.

Difficile dire quale sia la canzone più simbolica di un artista come Celentano che da 60 anni si modernizza e sa raggiungere la pancia e i gusti del pubblico. La sua carriera andrebbe divisa in quattro fasi diverse. Azzurro rimane però, a distanza di 52 anni, una delle canzoni più rappresentative del primo Adriano. Nel giorno della registrazione di questo brano, il Molleggiato si presentò in sala di incisione con un raffreddore per cui alcuni gli consigliarono di rimandare: lui invece decise di cantare con quella voce nasale e stanca che potesse rendere maggiormente il senso della svogliatezza e della pigrizia del protagonista della canzone. Il risultato: un successo. In pochi si chiedono realmente il significato di un brano che mette molta allegria nonostante il testo dica il contrario, tutti però vedono nell’azzurro del cielo il colore della serenità, nonchè quello della maglia italiana nelle competizioni sportive. Dire Azzurro per dire tricolore insomma. Ecco così come la canzone di Celentano e Paolo Conte (che la ricantò poi con una sua personale interpretazione circa vent’anni dopo) può essere a tutti gli effetti uno degli inni nazionali della cultura popolare. Canti Adriano, ti senti italiano. Il popolo ha bisogno più che mai oggi della musica e dell’unità: le emozioni delle canzoni rimangono insuperabili in tal senso.

Il flashmob delle canzoni dal balcone si ripeterà tutti i giorni alle 18. Sarebbe bello se ogni città omaggiasse i suoi simboli. Milano potrebbe cantare La Libertà di Giorgio Gaber o La vita l’è bela di Cochi e Renato e Jannacci. La fantasia sarà padrona in questi giorni di quarantena: l’hit parade, in attesa di quella vera, la stanno facendo le finestre e i balconi degli italiani.

Massimiliano Beneggi

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