Alessia Fabiani: ‘È arrivato il momento di capire l’importanza del teatro’

Debutta giovedì 8 ottobre al Teatro degli Audaci di Roma Una stanza al buio, il nuovo spettacolo di Giuseppe Manfridi, con la regia di Francesco Branchetti. Sul palcoscenico Claudio Zarlocchi e Alessia Fabiani. Musiche di Pino Cangialosi, scenografie di Andrea Franculli.

Foto di Alessandro Quintiliani

La storia si conforma come una appassionante commedia tinta di giallo: sulla scena di un delitto, infatti, si trovano un uomo ansioso, introverso e oppresso dalla rabbia, e una donna misteriosa, intrigante e piuttosto snob.

Risate e colpi di scena in un testo difficile da interpretare, ricco di parole e ritmi veloci, assicurano gli attori, che nella tournée toccheranno anche il Teatro Martinitt di Milano a gennaio.

Al primo spettacolo teatrale dopo il Covid, l’affascinante Alessia, da anni ormai impegnata sul palcoscenico, ci racconta allora questo nuovo debutto.

Foto di Alessandro Quintiliani

Alessia come si conforma Una stanza al buio?

Ci sono due personaggi antitetici: una donna misteriosa, conturbante, segreta, sinistra e un uomo che è completamente vittima di questa donna da cui viene soggiogato. Lei lo domina in ogni senso muovendolo come se fosse un burattino con movenze sensuali, fisiche e psicologiche: si assiste a un vero e proprio plagio, una sorta di violenza.

Per la legge della dialettica hegeliana, si innesca quindi un equilibrio tra due personaggi opposti dove l’esistenza di uno consente quella dell’altro..

Esatto: è un gioco a due dove c’è un equilibrio di fondo, e per questo non esistono molte sfumature se non quella del rosso, ovvero una sfumatura di sangue e passione. Si tratta di un giallo molto divertente nel cui testo mi sono immersa appassionandomi sin dalla prima lettura. Mi rende felice e orgogliosa il fatto che abbiano pensato a me per un ruolo così impegnato, pieno di avverbi, parole e ragionamenti sottesi.

Si ride molto quindi?

Direi proprio di sì. Abbiamo tutte le corde nella nostra anima, dalla più comica alla più drammatica: questo è uno spettacolo che racconta proprio questa duplicità dell’anima.

In questo spettacolo la donna domina l’uomo. Come vedi il ruolo femminile nel teatro oggi? C’è un maschilismo che impedisce l’espressione della donna sul palcoscenico?

Noi donne siamo geneticamente più predisposte a toccare una tastiera più ampia di sensazioni ed emozioni: siamo più capaci in questo senso. Oggi una donna in teatro deve essere così: non vedo assolutamente un ruolo sminuito della donna in teatro. Se c’è non mi accorgo, non guardo a quello che viene detto in tal senso.

Cosa rappresenta per te il teatro?

La possibilità di andare in profondità: per questo ho deciso di intraprendere la carriera sul palcoscenico nella seconda parte della mia vita. Se non si andasse a fondo nel teatro si sarebbe soggetti a critiche continue, quindi è obbligatorio dedicarvisi con passione. È un’arte completa, dove c’è pura verità senza andarci a nascondere con sotterfugi dietro a qualcosa di finto.

Proviamo a prendere il positivo da ogni cosa: il lockdown ha ridato la voglia al pubblico di andare a teatro e vivere il contatto che solo il palcoscenico sa dare?

Me lo auguro: spero che la quarantena ci abbia restituito l’entità di alcune cose che sono mancate e avevamo perso. Dobbiamo viverla come la possibilità di tornare a teatro questa volta con la consapevolezza che si tratti di qualcosa di veramente importante. Forse è l’occasione giusta perché si capisca questo.

Massimiliano Beneggi

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