40 anni di Raitre, il migliore motivo per pagare il canone Rai

Buon compleanno Raitre! La Terza Rete, che mutò la sua originaria denominazione nel 1983 con la nascita di Rete 4, quarant’anni fa esatti trasmetteva i suoi primi programmi.

Concepita per fornire essenzialmente un servizio pubblico di tipo regionale, Raitre si è trasformata negli anni senza tuttavia perdere i suoi caratteri peculiari. Se paghiamo il canone Rai non è certo per fornire gli stipendi a Fazio o a Vespa (a quelli ci pensano gli sponsor, si mettano l’anima in pace i detrattori per fini politici e non), ma piuttosto per avere quell’informazione educativa e culturale attraverso la televisione per chi non ha la possibilità di averne attraverso i quotidiani. Raitre, in questo senso, rappresenta ancora oggi il più convincente e coerente motivo per pagare il canone Rai.

I suoi programmi di punta, Chi l’ha visto, in onda dal 1989, e Mi manda Raitre, dal 1990, sono purtroppo ancora oggi tra le trasmissioni più utili e più importanti della nostra televisione. Un giorno in pretura rappresenta l’informazione più garbata e discreta che esista circa la cronaca nera: la precisione non si fa con quella dovizia di particolari scabrosi e titoloni choc che riempiono lo schermo. Non esistono altre reti che facciano lo studio critico della televisione: Tv talk è in questo senso una specie di psicoanalisi settimanale del mezzo televisivo che si pone allo specchio e che dura da ormai quasi 20 anni. Report mette alla luce da 25 anni clamorosi retroscena volutamente invisibili nella società italiana, senza necessità di inviati che portino all’esasperazione gli intervistati trattati come se fossero già in un’aula di tribunale: senza sostituirsi ai giudici, la trasmissione è ad oggi la più interessante e sintetica sotto questo profilo.

Elisir, La grande storia, Per un pugno di libri, Passepartout, Alle falde del Kilimangiaro, Geo costituiscono l’unica possibilità di scegliere prodotti culturali in godibili format che garantiscano leggerezza anche in orari non necessariamente notturni.

La tv delle ragazze, Avanzi, Tunnel, Parla con me fino all’ultimo Stati generali sono esempi di una rara satira di costume esplosiva firmata dalla Banda Dandini-Guzzanti, che hanno sempre saputo travestire l’informazione e le interviste di attenzione culturale da comicità. Così anche il trash è più che accettabile.

Nessuna soap opera in Italia è mai riuscita a eguagliare per longevità e simpatia Un posto al sole, arrivata sugli schermi nel lontano 1996 sotto la direzione di Minoli che l’aveva fortemente voluta e mai più scomparsa dal palinsesto, facendoci vedere letteralmente crescere piccoli e giovanissimi attori scelti per la loro verace spontaneità, oltre ad attori di teatro già affermatissimi.

Su Raitre si può da sempre fare sottovoce tutto quello che poi ripetono in modo sguaiato, esagerato e volgare tutte le altre emittenti private: è incredibile, ma persino Ballarò rimane l’unica alternativa per tentare capire vagamente i deliri dei politici senza urla e sovrapposizioni. Se succede, il conduttore li riesce a fermare: quando si lavora per altre emittenti evidentemente non è possibile farlo. Straordinario fluido che scorre in sulla terza rete, dove tutto nasce in sordina creando un clima di familiarità che lascia sempre con un sorriso.

Raitre è la certezza che il servizio pubblico esista ancora, senza mai risparmiarsi geniali intuizioni nate da quel poco di autorato televisivo che grazie a Dio ogni tanto esiste. Quelli che il calcio, Il processo del lunedì, Svalutation, Che tempo che fa, Novecento nacquero tutte dalla terza rete, rivoluzionando il modo di interpretare il calcio, la politica e la narrazione storica. E ora non è detto che A raccontare comincia tu con Raffaella Carrà non arrivi sulle reti considerate privilegiate.

Privilegiate perché Raitre è da sempre la rete regionale della Rai. Peccato che quei geniacci di Jannacci, Celentano, Chiambretti, solo per citarne alcuni, abbiano scelto proprio la terza rete per lanciare un nuovo modo di fare televisione. Un canale pioniero. Ce ne si accorge solo a distanza di tempo, come sempre. A distanza di quarant’anni, la rete più bistrattata mediaticamente, rimane il motivo più corretto per pagare il canone Rai. Questa sera in prima serata La grande storia celebrerà questo importante compleanno. Chi ama la tv lo guarderà. Forse è il caso che la segua anche il pubblico che non ama la tv ma si inebria di notizie choc.

Massimiliano Beneggi

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