La storia di Franca Valeri: un’antifascista all’avanguardia. Prima puntata

Questa sera al David di Donatello, sarà premiata con un David Speciale la straordinaria attrice Franca Valeri. Orgoglio milanese, patrimonio italiano, Franca compirà 100 anni il prossimo 31 luglio. A lei TeatroeMusicaNews dedicherà uno speciale a partire da oggi per tutti i venerdì fino al suo compleanno. Parlare di Franca Valeri equivale a parlare di una storia tutta italiana, culturale, teatrale. Cominciamo allora con la prima puntata.

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L’ADOLESCENZA E L’ANTIFASCISMO

Acquistata appena nata per 50 lire da una famiglia borghese di Milano dopo essere stata respinta dalla madre. Studentessa e residente in via della Spiga,  e successivamente al Liceo Parini di Milano, nonché amica intima di Silvana Mauri (nipote dell’editore Bompiani). Franca Maria Norse non ha ancora diciotto anni quando deve rinunciare alla scuola dove ha imparato ad amare tutti i testi di Proust, e ad altri diritti fondamentali a causa delle leggi razziali. Il padre, infatti, è di religione ebraica, ed è proprio alla fine degli anni ‘30 che Franca rafforza la sua identità nelle origini paterne, trovandosi costretta a fuggire e a cambiare identità nella figlia illegittima di Cecilia Pernetta di Pavia. L’odio per il fascismo si alimenta quindi al punto da farla partecipare all’orrenda visione del cadavere di Mussolini in piazzale Loreto nel 1945.

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1949, NASCE IL TRIO ‘TEATRO DEI GOBBI’

È il 1949 quando, appassionata di recitazione già da qualche anno con imitazioni e caricature inventate da lei stessa, dopo essere stata bocciata alla Accademia nazionale di Silvio D’Amico, forma il trio Teatro dei Gobbi con Vittorio Caprioli e Alberto Bonucci (poi sostituito da Luciano Salce). Il padre, però, non vuole che possa essere utilizzato il cognome Morse: è Silvana Mauri a suggerirne uno che richiami il poeta Paul Valery. Il debutto è nella trasmissione radiofonica di Febo Conti, Sette giorni a Milano. Il successo però arriva l’anno dopo a Parigi: i loro Carnet de notes riscuotono uno straordinario apprezzamento. In fondo nel 1950 sono una novità assoluta, con i loro dialoghi nonsense e la perfida satira di costume fatta in modo del tutto originale senza alcun travestimento. La caricatura si esprime per la prima volta solo con i gesti e pochissima voce: è vero avanspettacolo basato sulla mimica. La società viene messa a nudo nella sua vanità e nelle sue debolezze. Con estrema eleganza, mai più ripetuta e forse irripetibile. Il passaggio alla tv di Antonello Falqui di lì a poco sarà quasi una formalità.

 

LA SIGNORINA SNOB

Nel frattempo, a Parigi, Franca Norse (ora Valeri) alla sera quando finisce gli spettacoli con i due colleghi, inizia a recitare in monologhi che esaltano la sua innata è irresistibile comicità. La signorina snob, già inventata da adolescente, muove i primi passi fondamentali proprio in Francia. Non perché i cugini d’oltralpe fossero sempre stati con la puzza sotto il naso più di noi, ma perché una grande donna prima che attrice sa guardare sempre molto più in là.

Massimiliano Beneggi 

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